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Gli allievi di Carlo Lucarelli trasformano l’Artusi in un perfetto detective

MICHELE FUOCO
Gli allievi di Carlo Lucarelli trasformano l’Artusi in un perfetto detective

Gli autori hanno frequentato i corsi di “Bottega Finzioni” dello scrittore bolognese. Viaggio tra “Misteri e manicaretti”.

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Pellegrino Artusi (1820 - 1911), autore de “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene”, smette i panni di padre della cucina italiana, per indossare quelli di detective. A tale ruolo lo portano 21 autori di racconti che formano il libro “Misteri e manicaretti con Pellegrino Artusi” (pp. 180, euro 9). Racconti scritti durante il Corso avanzato 2017 di Bottega Finzioni, la scuola di scrittura fondata a Bologna da Carlo Lucarelli a cui si deve la prefazione, dove dice che “gli allievi hanno preso gli spunti sparsi nella “Scienza in cucina” (790 ricette, con cui l’intellettuale ha raccontato l’evolversi del Giovane Regno d’Italia, le usanze e i valori di quell’epoca) e hanno immaginato un Artusi nuovo, un investigatore che nulla avrebbe da invidiare al più celebre Poirot”.

Un meticoloso lavoro di ricerca ha permesso agli autori di scegliere 15 ricette su cui costruire vicende, intrighi, tradimenti, omicidi che l’investigatore Artusi è impegnato a risolvere. E’ lui, infatti, a smascherare (il racconto è “Briciole toscane” di Simone Metalli), giocando non solo sugli indizi ma pure sull’astuzia, il responsabile dello strangolamento di Domenico, amante di donne sposate, che impastava il pane presso Antonio Mattei, fabbricante di cantucci, biscotti e altri generi”. È Artusi a scoprire (come narra Jacopo Donati in “Omicidio alla tedesca”), nel Grand’Albergo Regina di Levico, attraverso la camicia insanguinata della cameriera Jana, l’artefice dell’assassinio di una donna incinta, Lucrezia. Tanti i casi che il filosofo della cucina si trova ad affrontare con successo, grazie alla sua arguzia, alla sua ironia, con quel su modo di porsi anche solo come collaboratore della polizia. I racconti, con un intrigante viaggio nel gusto, vanno letti con simpatia, con leggerezza, anche quando si tingono di rosso: da “L’incantesimo della luna rossa” a “Il profumo di una rosa”, dalla “Battuta di caccia” a “La finestra sul cortile”, da “un pasticcio di furto” a “Stregato d’amore”, da “Inganno e talento” a “Fratelli d’Italia”. E il primo a stupirsene sarebbe stato proprio lui.

“Le sue ricette - scrive Giordano Conti, presidente di Casa Artusi - finiscono per diventare dei veri e propri racconti, infarciti di aneddoti e di storie piccole ma indimenticabili, come quella di “Carlino” (l’autrice del racconto “Meglio un asino vivo che un dottore morto” è la modenese Silvia Pelati) “cavallo di ritorno” dall’Università di Ferrara per ritrovare nel desco materno gli amati cappelletti all’uso di Romagna”. Lucarelli nota che “i gialli che leggerete hanno un duplice merito: quello di liberare Artusi dagli scaffali della cucine di tutta Italia e farlo diventare un personaggio delle sue storie, vivo e memorabile; e quello di ricordarci che la tradizione culinaria italiana è sconfinata, deliziosa, e piena di ricordi”. —


 

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