Modena. Prodi e l’avanzata populista «L’Europa ce la può fare»
L’ex-premier ha analizzato le difficoltà interne dell’Unione e quelle con Usa e Cina E a chi ne auspica il ritorno: «Io uscito dalla politica? Fatto fuori dai rottamatori»
MODENA. «Come va? In dialetto potrei dire ‘la va mel e la cres’, va male e cresce ancora perché siamo in un periodo difficile e facciamo più passi indietro che avanti. Ma io percepisco la voglia di compiere passi in avanti e per questo mi aspetto che le elezioni europee della prossima primavera siano finalmente una sfida politica e non il riflesso delle elezioni nazionali dei diversi paesi. C’è una sfida sul nostro ruolo: le cose non sono andate bene, ma c’è tanto bisogno di Europa nei confronti di Cina e Usa e da soli non possiamo fare nulla».
Parlava così il professor Romano Prodi ieri mattina prima di entrare alla Fondazione Marco Biagi dove ha tenuto la lectio magistralis in apertura del programma di festeggiamenti per il cinquantenario della nascita del Dipartimento di economia “Marco Biagi”. E dopo la parte ufficiale anche un “siparietto” con un suo fans che gli chiedeva perché avesse lasciato la politica: «Uscito dalla politica? - ha replicato divertito l’ex premier ed ex presidente della Commissione europea - Non sono uscito, mi hanno fatto fuori, sa il vocabolo ‘rottamato’…».
Prodi ha parlato all’auditorium Biagi - intestato al giuslavorista di Unimore trucidato il 19 marzo 2002 dalla nuove brigate rosse - pienissimo per l’occasione. Dopo gli interventi del rettore Angelo Andrisano, del preside di Economia Giovanni Solinas e del sindaco Gian Carlo Muzzarelli, ha tenuto una vera e propria lezione di geopolitica nella quale ha fatto qualche cenno alla situazione italiana. Nessun discorso diretto sulla manovra economica dell’Italia o sui primi mesi del governo giallo-verde, ma cenni diretti ai sovranismi e alle politiche attente al giardino di casa propria: «È vero - spiega Romano Prodi - che in Europa stanno crescendo i partiti populisti, ma dobbiamo coltivare una coscienza dentro di noi. Siamo nella stessa identica condizione degli stati italiani del Rinascimento: eravamo all’epoca i migliori del mondo, da Venezia a Milano passando per Genova, poi ci fu la scoperta dell’America e noi non ci mettemmo insieme. In quel modo siamo scomparsi dalla carta geografica per quattro secoli, ora c’è l'occasione per rimediare».
Nella sua lezione l’ex premier ha parlato di Europa in mezzo alla «tenaglia tra gli Usa, ancora oggi il primo paese al mondo per economia e spesa militare, e la Cina che in 40 anni ha fatto continui passi in avanti e oggi compete con loro. C’è bisogno di più Europa, perché ancora oggi noi stati europei uniti saremmo i numeri uno per industria ed esportazioni. Macron dava una speranza all’Europa, ma poi la Francia ha fatto una sua politica, ad esempio in Libia e in Siria, e allora la Germania ha deciso di tenere la sua linea in economia. Tante volte mi fermano anche per insultarmi, ma ricordo che in Cina ai tempi della nascita dell’euro mi chiedevano se veramente avremmo unito le monete nazionali… L’Europa oggi è in crisi perché è incapace di una politica e una economia comuni».
Uscendo dalla Fondazione Biagi palese la presa che sui politici ancora oggi esercita il Professore: per una ulteriore, lezione di politica, infatti, lo ascoltavano in cerchio il sindaco, l’ex senatore Barbolini, l’ex presidente di Seta Vanni Bulgarelli. Dentro, intanto, raccontavano i numeri del successo di Economia: in 50 anni 250 docenti, oggi in 64 gestiscono 170 insegnamenti di 8 corsi di laurea rivolti a circa 3mila studenti (700 laureati l’anno). —
STEFANO LUPPI
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
