Traffico di pezzi Ferrari Estorsione al barista Due operai condannati
Volevano 15mila euro per le componenti delle Rosse La vittima ha denunciato tutto ma è nei guai per ricettazione
MARANELLO
Condannati per estorsione. Due operai sono stati riconosciuti autori di minacce gravi a un barista al quale avevano ceduto sottobanco pezzi prodotti dalla Ferrari, probabilmente rubati, e per ottenere i soldi pattuiti lo hanno poi tempestato di minacce e ricatti. A sua volta il barista, in questo caso vittima, è anche indagato per ricettazione.
È risaputo che la Ferrari mantiene un ferreo controllo su tutta la produzione interna alla fabbrica e che anche il più piccolo scarto non si può portare via: al Cavallino non esistono souvenir pescati dal bidone dei rifiuti. Però negli ultimi anni qualcuno ci ha provato ed è finito nei guai. Altri invece ci provano col miraggio dei soldi che sperano di ottenere facilmente dai turisti delle auto sportive soprattutto nella zona di Maranello. Ma è un’attività rischiosa. E questa vicenda ne è la riprova.
Tutto si è svolto all’inizio dell’anno. Un operaio e un suo amico disoccupato, entrambi italiani residenti a Maranello, si sono rivolti a un barista del paese per proporgli l’affarone: procurargli pezzi della Ferrari da rivendere ai turisti del Cavallino. Americani e stranieri, sopratutto, con tasche piene di euro e dollari. Il barista ha accettato e i due hanno fatto alcune consegne dandogli questa merce sottobanco.
La loro fornitura è terminata ma il barista non ha pagato. Anzi è diventato sfuggente. Un giorno i due si sono presentati da lui e gli hanno parlato chiaramente. In ballo c’erano circa 15mila euro pattuiti. Ma quei soldi non c’erano e il barista ha tergiversato facendo capire che non li voleva dare. Uno dei due l’ha minacciato: “Se non paghi non sai quello che ti succede”, gli avrebbe detto.
Spaventato, il barista si è rivolto dai carabinieri. Se si è preso anche una denuncia per ricettazione - perché per far capire il ricatto minaccioso ha dovuto spiegare anche il reato che aveva commesso - ma i carabinieri lo hanno però protetto adeguatamente. È stata tesa una trappola: il barista si è presentato coi soldi, li ha consegnati ai due e sono scattate le manette.
Ieri i due sono stati processati con rito abbreviato davanti al giudice che ha inflitto loro le pene di tre anni e 2 anni e quattro mesi (già comprensive di un terzo di sconto della pena). —
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