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Traffico di pezzi Ferrari Estorsione al barista Due operai condannati

Carlo Gregori
Traffico di pezzi Ferrari Estorsione al barista Due operai condannati

Volevano 15mila euro per le componenti delle Rosse La vittima ha denunciato tutto ma è nei guai per ricettazione

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MARANELLO

Condannati per estorsione. Due operai sono stati riconosciuti autori di minacce gravi a un barista al quale avevano ceduto sottobanco pezzi prodotti dalla Ferrari, probabilmente rubati, e per ottenere i soldi pattuiti lo hanno poi tempestato di minacce e ricatti. A sua volta il barista, in questo caso vittima, è anche indagato per ricettazione.

È risaputo che la Ferrari mantiene un ferreo controllo su tutta la produzione interna alla fabbrica e che anche il più piccolo scarto non si può portare via: al Cavallino non esistono souvenir pescati dal bidone dei rifiuti. Però negli ultimi anni qualcuno ci ha provato ed è finito nei guai. Altri invece ci provano col miraggio dei soldi che sperano di ottenere facilmente dai turisti delle auto sportive soprattutto nella zona di Maranello. Ma è un’attività rischiosa. E questa vicenda ne è la riprova.

Tutto si è svolto all’inizio dell’anno. Un operaio e un suo amico disoccupato, entrambi italiani residenti a Maranello, si sono rivolti a un barista del paese per proporgli l’affarone: procurargli pezzi della Ferrari da rivendere ai turisti del Cavallino. Americani e stranieri, sopratutto, con tasche piene di euro e dollari. Il barista ha accettato e i due hanno fatto alcune consegne dandogli questa merce sottobanco.

La loro fornitura è terminata ma il barista non ha pagato. Anzi è diventato sfuggente. Un giorno i due si sono presentati da lui e gli hanno parlato chiaramente. In ballo c’erano circa 15mila euro pattuiti. Ma quei soldi non c’erano e il barista ha tergiversato facendo capire che non li voleva dare. Uno dei due l’ha minacciato: “Se non paghi non sai quello che ti succede”, gli avrebbe detto.

Spaventato, il barista si è rivolto dai carabinieri. Se si è preso anche una denuncia per ricettazione - perché per far capire il ricatto minaccioso ha dovuto spiegare anche il reato che aveva commesso - ma i carabinieri lo hanno però protetto adeguatamente. È stata tesa una trappola: il barista si è presentato coi soldi, li ha consegnati ai due e sono scattate le manette.

Ieri i due sono stati processati con rito abbreviato davanti al giudice che ha inflitto loro le pene di tre anni e 2 anni e quattro mesi (già comprensive di un terzo di sconto della pena). —



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