Davide Maffei Nei luoghi di lavoro e di vita con la macchina da presa, per catturare la loro anima
Ingegnere ambientale nella vita, l’amore per l’architettura ha spinto il sassolese 36enne a diventare documentarista
SASSUOLO. La passione per l’architettura che incontra il mezzo cinematografico per un lavoro documentaristico di riflessione tra architettura, industria e risvolti sociali dell’impresa e non solo. Davide Maffei, 36 anni, di Sassuolo, è cofondatore della Gilson Productions con la quale per anni ha realizzato cortometraggi, tra cui uno degli episodi contenuti nel film collettivo “Tellurica. Racconti dal cratere” dedicato al terremoto del 2012
. «Dal 2012 ho iniziato un percorso di avvicinamento al documentario cinematografico condiviso con Alessandro Barbieri - racconta Maffei che nella vita lavora come ingegnere ambientale - L’occasione è nata dalla fortuita scoperta del Villaggio di Corte di Cadore nei pressi di Cortina, creato negli anni Cinquanta su impulso di Enrico Mattei e progettato dall’architetto Edoardo Gellner per le vacanze dei dipendenti del gruppo Eni. A questo luogo straordinario è dedicato il nostro primo lungometraggio documentario “Villaggio Eni. Un piacevole soggiorno nel futuro”».
Il successo di critica e pubblico ha convinto i ragazzi a continuare su questa strada. «Nel 2014 abbiamo iniziato il nostro secondo lavoro dedicato alla fabbrica abbandonata della Bugatti Automobili a Campogalliano, una cometa nel panorama della Motor Valley che però ha lasciato un’impronta indelebile nelle persone che l’hanno vissuta: con “La fabbrica blu” abbiamo indagato su come il rispetto per il lavoro e la volontà dell’eccellenza possono creare legami indissolubili tra le persone e sulle ragioni che hanno portato questo sogno a svanire così rapidamente».
Entrambi i documentari indagano il rapporto tra un luogo, le scelte architettoniche del progettista e come esse vengono percepite e interiorizzate con il tempo da parte dei fruitori. «Un buon progetto di architettura, a mio parere, è indipendente dalla valutazione dei soli caratteri edilizi ma è un alchimia che si instaura con gli utilizzatori, dove l’assolvimento delle funzioni si declina in fattori estetici e materiali che stimolano e migliorano la vita, anche lavorativa, delle persone. Il documentario è, da questo punto di vista, il mezzo ideale per mostrare gli aspetti nascosti dell’architettura e metterli in relazione con la voce dei protagonisti». Davide racconta che si forma spesso un rapporto molto stretto con il tema indagato in lavori come questi, che ti spinge a impegnarti anche dopo la chiusura del film.
«Ad esempio, dopo Villaggio Eni, ho fondato con l’architetto Michele Merlo, l’associazione culturale Edoardo Gellner che si occupa della diffusione e valorizzazione dell’opera dell’architetto. Per quanto riguarda la fabbrica Bugatti, aiutiamo il custode Ezio Pavesi a mantenere l’attenzione sull’edificio per provare a salvare questo pezzo straordinario della storia del nostro territorio». Negli scorsi mesi, i due ragazzi sono stati contattati dal fotografo Tommaso Mori per realizzare un documentario cortometraggio da affiancare a un suo progetto fotografico sull’edificio R-Nord: una proposta stimolante che gli ha permesso di evidenziare la complessità e le contraddizioni di uno dei più controversi edifici di Modena. Foto e video, in un rapporto di dialogo intenso, sono stati esposti negli spazi della Triennale di Milano. «Da ottobre 2017 - conclude Maffei ringraziando Alessandro Barbieri e la loro produttrice Serena Mignani - abbiamo iniziato un nuovo progetto legato all’Olivetti. Attualmente stiamo realizzando le riprese, ricostruendo una sorta di atlante delle architetture e del design del marchio». Per maggiori informazioni: www.villaggioeni.com, www.lafabbricablu.com, www.edoardogellner.org —
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