Il murales dei giovani nella saletta ricreativa «È il nostro rifugio contro chi ci giudica»
L’INIZIATIVAUn murales per raccontare se stessi e per rendere propria, oltre che più viva e più giovane, la saletta ricreativa di via Respighi. Adesso i giovani che hanno partecipato alla...
L’INIZIATIVA
Un murales per raccontare se stessi e per rendere propria, oltre che più viva e più giovane, la saletta ricreativa di via Respighi. Adesso i giovani che hanno partecipato alla realizzazione dell’opera, chiedono al Municipio un pomeriggio di attività in più, rispetto al solo martedì che è loro concesso. La saletta di via Respighi, gestita dall’Auser, è uno dei pochi punti di ritrovo e condivisione del quartiere. In zona non c’è molto altro, specialmente da quando il Centro di quartiere al parco Albero d’Oro è semi-chiuso (ma ormai dovremmo essere vicini alla riapertura). La saletta viene utilizzata dagli anziani per tombola e carte, dai bambini insieme a un gruppo di animatori e da un paio d’anni, anche da ragazzi in età da scuola media e superiore, che una volta alla settimana insieme a due animatrici, si ritrovano per attività insieme.
Il progetto ha avuto immediato successo, sono una quindicina i ragazzi che partecipano, svolgendo attività pratiche ma anche momenti di confronto. La saletta è, come dicono loro stessi, “il nostro rifugio”. Ci tengono, hanno anche riempito di piante e abbellito l’aiuola di fronte che era secca e spoglia. Ma resta una saletta per anziani e quindi ecco l’idea: una parete viene concessa per un dipinto murale che rappresenti questo gruppo e le sue aspettative. Non sono i ragazzi a dipingere, scrivono agli artisti del Collettivo FX. Si tratta di un collettivo artistico orientato alla funzione sociale della street art. Ovviamente accettano con entusiasmo e si offrono di decorare gratuitamente la piccola parete. Simone Ferrarini, uno degli artisti del collettivo, incontra i ragazzi e decide che sarà lui a dipingere, ma saranno loro a guidare la sua mano. Insieme si interrogano sul valore di questo luogo di ritrovo, su loro stessi come gruppo, sulle loro aspettative. Simone le rappresenta in diretta sulla parete. La prima parola che viene in mente a tutti è “rifugio”. Da tante cose: da un quartiere difficile, da un’età complessa, dagli adulti, dal giudizio degli altri e chissà quante altre possibili definizioni; altro aspetto che emerge è il senso di un collettivo, di una comunità di ragazzi, aperti verso l’esterno.
Il risultato lo possono ammirare tutti. Un gruppo di ragazzi in circolo, attorniato da altri gruppi di persone riunite in cerchi, alcuni chiusi, altri che si aprono o in cui qualcuno si volta verso i giovani. «Perchè è un po’ così che ci sentiamo – spiega Momi, uno dei protagonisti, durante l’inaugurazione – in qualche caso osservati e giudicati, in altri casi invece ci sono persone che si aprono e cercano di incontrarci e capirci». Merito anche di questa saletta e delle attività che vi si svolgono: al sindaco Pistoni che ha inaugurato il murales (presenti anche il vicesindaco Maria Savigni e l’assessore ai Servizi sociali Antonella Vivi, a dimostrazione dell’importanza che questa esperienza di condivisione e crescita giovanile ha anche per il Municipio), i ragazzi hanno chiesto che questi appuntamenti vengano almeno raddoppiati. —
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