Serramazzoni. Il prescuola che cambia... la scuola
A Serramazzoni edifici posti sotto sequestro e disagi per insegnanti, alunni e genitori Un gruppo di docenti ha regalato il proprio tempo per lavorare coi ragazzi. Un successo
A Serramazzoni si sono trovati senza scuole medie (e pure senza materna), i fatti di cronaca son noti. Un disastro, per essere gentili. Eppure tra le righe di ciò che è accaduto, di ciò che la cronaca non racconta ma accenna appena, è nascosta una piccola grande storia d’amore. D’amore, passione e rispetto.
Quando sabato 15 settembre sono stati messi i sigilli a parte dell’edificio della scuola materna che doveva contenere anche le classi degli studenti delle scuole medie, già sfrattati dai container, posti sotto sequestro qualche giorno prima, e che avevano preso il posto dello storico edificio “delle Cavani” (le scuole medie) poste sotto sequestro l’anno precedente (sembra la versione montanara della canzone alla fiera dell’est di Branduardi “e delle scuole che qualcuno sequestrò”… ) c’è stato un giro di telefonate da parte di alcuni insegnanti.
Per venire incontro alle famiglie, per cercare di tamponare l’inevitabile confusione e il disagio (per tutti) di dover fare scuola dalle 14 alle 18, per dire ai ragazzini noi ci siamo, noi siamo con voi, sei docenti hanno deciso di mettere gratuitamente e volontariamente a disposizione per due settimane le loro mattine per un “prescuola” con attività che trasformassero quel “disagio” in un momento di condivisione, crescita, di scambio. #serractivities, le hanno chiamate: in programma improvvisazione teatrale, uscite nel territorio, esperimenti (e compiti).
Grazie agli insegnanti Benfenati, Blandini, Castelli, Cerchiari, Franchi, Guidi, sono stati realizzati fondali, cartelloni, foto e video. Chi poteva ha contribuito. “La Giorgia” (che ha una cartoleria) ha regalato i colori acrilici per le scenografie. Le mamme hanno portato dolci e focacce.
E quel gruppetto di ragazzini e ragazzine che arrivavano con lo sguardo assonnato e con i capelli spesso arruffati, si sono trasformati. Giorno dopo giorno, là, fuori dalle aule scolastiche, dai banchi, dalle lezioni e dai voti, hanno avuto la possibilità di manifestarsi. Di andare a frugare nelle tasche dei talenti, di scoprirsi e misurarsi con se stessi. Si sono messi in gioco, e quella fiducia, quell’essere – e sentirsi – parte di una comunità educante non giudicante ha creato una specie di magia. Non si sono svelati solo durante quelle mattine. Li ha proprio cambiati. Li ha cambiati anche in classe, sui banchi di scuola.
Meno aggressivi, più fiduciosi, meno impacciati, più sicuri, meno sbandati, più uniti. E se non è una storia d’amore, passione e rispetto questa… Va detto forte, grazie prof!
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