Il caso Sant’Agostino Appello a Italia Nostra: non diserti l’audizione
Pellacani invita il presidente Losavio ad andare in Consiglio E il Pd scende in campo con Di Padova in difesa del progetto
Continua il pressing sul progetto per l’ex Sant’Agostino, che ha avuto il via libera dal Consiglio, e che vede sempre più tesa la polemica tra il sindaco Muzzarelli e le associazioni Amici del Sant’Agostino e Italia Nostra, il cui presidente, Giovanni Losavio, tra l’altro, probabilmente rinuncerà all’audizione in commissione congiunta prevista per venerdì. Ad intervenire, ora, sono sia la responsabile delle politiche culturali della segreteria del Pd, Federica Di Padova, che, senza se e senza ma, spezza una lancia a favore del progetto e, dal fronte opposto, Giuseppe Pellacani di Energie per l’Italia che stigmatizza l’operato del sindaco, rivolgendosi, al tempo stesso, a Losavio perché «per il bene della città, Italia Nostra non faccia mancare alla Commissione comunale il suo contributo autorevole, autonomo, motivato e costruttivo. Quale dei due Muzzarelli è quello vero? - scrive Pellacani - In 24 ore indossa la giacca del democratico aperto al confronto in un’intervista a un giornale online e poi, poco dopo, in sede istituzionale (seduta del Consiglio Comunale) si scaglia con invettive e insinuazioni a screditare l’associazione Italia Nostra e il suo Presidente, rei troppo spesso di opinioni diverse dalle sue. Non è la prima volta. La visione sindaco-centrica del governo della città, intollerante verso qualsiasi parere non allineato emerge in continuazione. Ieri il S. Filippo Neri e, oggi, il ritiro sull’Aventino di Italia Nostra, che abbandona l’udienza prevista in Consiglio nei prossimi giorni. Il tutto nel silenzio di una Giunta anonima e complice».
«Il Consiglio ha dato il via libero definitivo al progetto culturale più importante degli ultimi anni - scrive all’opposto Di Padova - ulteriormente avvalorato dal riconoscimento del 2014 delle Gallerie Estensi come museo autonomo nazionale. L’obiettivo del nuovo Polo sarà il pieno dispiegamento delle potenzialità culturali degli enti coinvolti, che pur in autonomia, dovranno dialogare tra di loro e guardare al futuro insieme. Non è solo un restauro, non è solo un recupero, non è solo una nuova distribuzione di funzioni, ma un’idea rinnovata della fruizione e della produzione delle arti visive a Modena. Una città capace di recuperare un pezzo importante della sua storia attraverso il pieno dispiegamento del proprio patrimonio architettonico, nel rispetto anche di come è cambiato negli anni, è una città che ha una precisa idea del futuro. Prova ne sono stati anche altri grandi progetti di recupero portati avanti in questi anni, Centro musica, il recupero architettonico della torre del complesso industriale ex-Amiu di via Morandi 71, il biglietto integrato Unesco, il recente accordo per l’ampliamento dei Musei del Duomo, l’accordo con l’Università per la valorizzazione dei musei scientifici. Si tratta di scelte precise, che mostrano chiara volontà di investire sulla cultura come elemento fondante e della comunità». —
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