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COMMOVENTE INCONTRO CON I CITTADINI 

Sonja, la ragazza ebrea di Villa Emma: «Grazie Nonantola, ci avete salvati tutti»

Agata Patanè
Sonja, la ragazza ebrea di Villa Emma: «Grazie Nonantola, ci avete salvati tutti»

Ha raccontato i giorni delle persecuzioni in un libro diario. «La vostra vita a rischio per nasconderci. Siete nel mio cuore».

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NONANTOLA

Nonantola è nel mio cuore e lo sarà per sempre. Per tutta la mia vita. E sono qui per dire grazie a tutti i nonantolani». Sonja Borus, oggi ha novantun anni e vive in Palestina. È una delle protagoniste della storia dei ragazzi di Villa Emma e dell’aiuto che i nonantolani diedero al gruppo di ebrei ospitati per sfuggire alle persecuzioni nazifasciste. Una domenica speciale quella di ieri per lei e per tutta la comunità nonantolana che l’ha accolta con in testa il sindaco Nannetti e i responsabili della Fondazione Villa Emma. Per Sonja anche l’occasione per presentare la testimonianza di quei drammatici giorni e quei tragici anni attraverso il libro “Diario di Sonja. Fuga e aliyha di un’adolescente berlinese, 1941-1946”, edito in Italia da Mulino. «Gli abitanti di Nonantola sono stati molto ospitali. – racconta Sonja - Passavamo molto tempo insieme, andavamo al cinema, passavamo serate ballando e cantando. Poi sfortunatamente è scoppiata la guerra e siamo dovuti andare via, in Svizzera. Anche nel mio diario racconto di questo rapporto molto stretto, molto caloroso con gli abitanti di Nonantola, è un periodo che non scorderò mai. E che porterò sempre nel mio cuore, fino all’ultimo giorno di vita...».

Quella di Villa Emma è una di quelle storie che necessitano di essere trasmesse, di passare di bocca in bocca e persistere alla prova del tempo, perché troppo spesso la storia globale soppianta quella locale, portando al dimenticatoio fatti che di piccolo non hanno proprio nulla. È questo il motivo per cui Nonantola, ieri, ha voluto ricordare la storia dei settantatre giovani ebrei ospitati a Villa Emma, edificio disabitato divenuto simbolo di salvezza per tutti quei bambini e ragazzi, dai 6 ai 21 anni di età, che per due anni ne hanno fatto luogo di vita, istruzione e lavoro. Questo fino all’8 settembre 1943, giorno dello storico armistizio che avrebbe sancito l’inizio dei rastrellamenti anche nel comune modenese. In meno di due giorni Villa Emma fu abbandonata ed i ragazzi furono nascosti tra il seminario e numerose famiglie nonantolane: «Io mi sento orgoglioso e onorato di essere nonantolano. – racconta Emilio, anch’egli novantunenne - Nonantola ha taciuto, ha fatto finta di nulla. Tutti sapevano che c’era un ragazzo in una casa o in un’altra, ma hanno taciuto». Ed è proprio questo lo spirito che ha portato alla salvezza dei giovani ebrei, che con documenti falsi stampati appositamente sono riusciti a giungere prima in Svizzera e poi, attraverso la Spagna, in Palestina.

Ricorda Fausto Ciuffi, direttore della fondazione Villa Emma, che ha accolto l’arrivo di Sonja Borus: «Questo non è solo un bel libro ma un libro importantissimo, perché il primo libro che ci restituisce una voce dal gruppo dei ragazzi. Noi avevamo la voce di Josef, che era la guida, la persona che li conduceva durante la fuga, però Sonja ha raccontato la sua storia dall’interno del gruppo, un fatto importante anche per il lavoro degli storici».

Un incontro molto partecipato che ha visto numerose testimonianze, come quella di Geppe, nonantolano ottantaseienne che all'epoca dei fatti aveva appena undici anni e, memore dell'aver aiutato suo padre a nascondere quattro ebrei dalle ronde naziste nel sottotetto della chiesa, sottolinea: «Oggi siamo in democrazia, è una democrazia claudicante ma pur sempre democrazia, ricordiamocelo sempre. È una democrazia che ci permette di dire il nostro parere e di andare a testa alta. Avrà tanti difetti ma è ancora una democrazia, facciamo in modo di tenercela cara. Chi ci difende è quel libretto che si dà anche ai ragazzi, il libretto della Costituzione. È il libretto dei nostri diritti e dei nostri doveri, dobbiamo tenerlo molto molto a cuore». —



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