Serramazzoni. Maxi processo urbanistica, colpo di scena Dissequestrati 36 appartamenti e l’asilo
Unica condanna per l’ex capo dell’ufficio tecnico Tagliazucchi: un anno e sei mesi per la vicenda di palazzo Iseppi a Selva
SERRAMAZZONI. Assoluzione da una parte e prescrizione dall’altra per l’ex sindaco Luigi Ralenti, un’altra condanna per Enrico Tagliazucchi ma dissequestro di tutto: dell’asilo di Riccò come dei 36 appartamenti costruiti a San Dalmazio.
Sono gli elementi centrali con cui dopo sei anni si è chiuso il maxi processo sull’urbanistica a Serra, progressivamente sfrondato di casi e di imputati strada facendo per intervento della prescrizione. Che ha segnato anche il verdetto emesso ieri dal Collegio presieduto da Cristina Bellentani: disposto il non luogo a procedere nei confronti dell’ex capo dell’Ufficio tecnico Tagliazucchi (per l’asilo, Casa Morandino e la funeral house), dell’imprenditore Remo Uccellari e del direttore dei lavori Daniele Zanni (Casa Morandino) e di Ralenti appunto (asilo) per essere ormai estinti i reati di cui erano accusati per la realizzazione degli edifici in zone soggette a vincolo.
L’ex sindaco, difeso dall’avvocato Luca Scaglione, ha invece ricevuto un’assoluzione “per non aver commesso il fatto” dall’accusa di abuso d’ufficio per la vicenda della funeral house.
«Sono lieto del fatto che l’innocenza manifesta, sempre prevalente rispetto alla prescrizione, sia stata evidenziata dalla corte per questa vicenda - sottolinea il legale - avrei gradito un pronunciamento nello stesso senso anche sull’asilo di Riccò, a fronte di quanto emerso a processo: che cioè sia Ralenti che l’assessore Fornari ritenevano necessaria la variante prima di procedere alla costruzione. Ma prevalse la valutazione tecnica di Tagliazucchi che riteneva l’intervento diretto possibile. Purtroppo la prescrizione ha chiuso la porta rispetto a un accertamento pieno: sarà interessante leggere le motivazioni». Tagliazucchi invece ha ricevuto una condanna (la terza per le vicende di Serra) per quella che paradossalmente era ritenuta la vicenda “minore” del processo: un anno e sei mesi di reclusione (più danni al Comune da disporre in sede civile e il pagamento di 12mila euro di spese legali) per “palazzo Iseppi”, l’edificio di Selva che doveva servire ad uso agricolo e che è invece passato ad abitazione: «Siamo stupiti, perché Tagliazucchi viene condannato per aver disposto un ingiusto profitto nei confronti di chi è stato prosciolto in sede di udienza preliminare - osserva il suo avvocato Roberto Ghini - i consulenti hanno spiegato bene l’estraneità a ogni addebito e faremo sicuramente appello. E comunque nei 90 giorni di qui alla deposizione delle motivazioni la vicenda sarà già prescritta».
Gli altri aspetti chiave del verdetto sono i dissequestri. Quello ormai nell’aria dell’asilo di Riccò e quello un po’ a sorpresa dei 36 appartamenti di Casa Morandino, per cui c’era chi si aspettava la confisca: ora rientrano nelle disponibilità dell’imprenditore Uccellari: «Senza nessuno spunto polemico, invito solo a riflettere sul fatto che un imprenditore si è visto bloccato un progetto per sei anni prima di riuscire a dimostrare la sua correttezza di operato - rimarca l’avvocato Cosimo Zaccaria - un uomo che non aveva fatto lottizzazioni abusive e che piuttosto si era impegnato a dotare la comunità di importanti opere come un centro polifunzionale, due parcheggi, un ambulatorio e uno spogliatoio. È vero che è intervenuta la prescrizione, ma se ci fosse stata colpevolezza manifesta i giudici avrebbero disposto la confisca: di qui la nostra soddisfazione».
Difficile, tuttavia, fare previsioni oggi sul completamento degli appartamenti, date le difficoltà economiche che sta attraversando l’impresa. —
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