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omicidi di mafia 

A Carpi basi operative della ’ndrangheta negli anni Novanta

A Carpi basi operative della ’ndrangheta negli anni Novanta

Il rinvio a giudizio di Lerose ha richiamato l’attenzione  su un’indagine del 1992 relativa alle infiltrazioni dei clan

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Il rinvio a giudizio di Antonio Lerose, cutrese trapiantato a Carpi da tantissimi anni e oggi rinviato a giudizio in relazione all’inchiesta per gli omicidi di ’ndrangheta del 1992, ripropone Carpi e il territorio circostante al centro delle problematiche legate alle infiltrazioni mafiose. La città dei Pio era già stata interessata alla fine degli anni Novanta da presenze e attività equivoche di personaggi della mafia siciliana. Oggi si riscopre alle prese con la ’ndrangheta calabrese. Non solo perché Carpi ha dato cittadinanza all'imputato di oggi, Antonio Lerose, ma anche perché in città c'erano basi operative della guerra di ’ndrangheta che si consumava anche a suon di omicidi nel Reggiano. Eppure in quegli anni i segnali di un radicamento progressivo c’erano già tutti. Peccato che anche l'inchiesta condotta nel 1996 proprio su queste infiltrazioni non fu portata avanti per “incompetenza territoriale”. Si riteneva, infatti, che fosse “roba da calabresi”.

Intanto, nel maxi processo Aemilia che sta per concludersi sono coinvolti anche calabresi tra Carpi e Correggio e lo stesso giornalista carpigiano Marco Gibertini, assiduo frequentatore dello stadio Cabassi, già condannato in abbreviato, e che a Carpi voleva portare i boss della cosca. Esiste un’altra inchiesta Aemilia prima di Aemilia. Non aveva quel nome ma era un’indagine pionieristica elaborata più di vent’anni fa dalla neonata Dda di Bologna. Ed era già tutto lì dentro o quasi: la ricostruzione dell’associazione mafiosa a Reggio Emilia, i primi milioni guadagnati con le false fatturazioni, l’usura, oltre a omicidi e droga a fiumi.

Ingredienti ora per buona parte al centro del maxi processo contro la ’ndrangheta Aemilia, il più grande processo di mafia celebrato nel nord Italia, che conta 219 imputati e ha come epicentro dell’inchiesta Reggio Emilia e la cosca ionica Grande Aracri di Cutro. Un maxi processo che ha bollato la vita e la nomea di Reggio, ma che probabilmente non sarebbe stato necessario qualora si fosse dato corso all’inchiesta con 22 indagati del 1996, nella quale faceva i suoi primi ma determinanti passi Nicolino Grande Aracri, allora picciotto in ascesa. Tutto parte nel 1992, poco dopo la creazione delle Direzioni Distrettuali Antimafia. —

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