L’economista Cottarelli a Modena: «Basta uno choc dall’esterno e sarà crisi»
Davanti a un'affollata platea cita Battisti - «vuoi il gelato? È aumentato» - e il Renzo Arbore di «meno siamo, meglio stiamo». E ricorda che i peccati capitali che ha individuato in Italia sono sette
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MODENA. Cita Battisti - «Vuoi il gelato? È aumentato» - e il Renzo Arbore di «Meno siamo, meglio stiamo». E ricorda che i peccati capitali che ha individuato in Italia sono sette solo perché il numero aveva un senso, ma volendo ne avrebbe potuti trovare molti di più. Quindi incassa l’ennesimo sold out modenese - stracolma l’aula magna del complesso San Geminiano, pienissime anche le altre due aule in cui l’incontro è stato trasmesso - e sorride alla proposta degli organizzatori di “prenotare” piazza Grande per la prossima lezione.
Carlo Cottarelli, economista, ex commissario straordinario per la Revisione della spesa pubblica e per qualche giorno presidente del Consiglio - nel marzo scorso, fino alla rinuncia per lasciare spazio a un governo politico - ha registrato come sempre il tutto esaurito nel suo passaggio modenese, ieri pomeriggio nel complesso che fa parte del dipartimento di Giurisprudenza.
Intervistato dal professor Graziano Pini, Cottarelli è partito ripercorrendo i sette peccati capitali descritti nel suo ultimo libro: «Il mio lavoro è partito da un’evidenza empirica - ha spiegato - e cioè che il nostro Paese non cresce da vent’anni, dal momento che il nostro reddito pro-capite è lo stesso di fine anni ’90. Del resto, è innegabile che abbiamo usato l’Euro in maniera sbagliata: se io ho una bicicletta e cammino caricandomela in spalla, è ovvio che andrò più piano che se camminassi senza bici. Se invece io la bicicletta la tiro giù e inizio a pedalare, comincio ad andare più veloce».
Passando ai sette peccati, l’economista cremonese è partito dall’evasione fiscale: «La nostra ha raggiunto il 25% dell’Iva, più o meno il doppio di quella europea, mentre in Svezia addirittura l’evasione fiscale non c’è. Si tratta di una cosa che ha effetti molto pesanti, a partire dalla distorsione della concorrenza».
Quindi, la corruzione, «con un indice di percezione che ci pone al 54esimo posto in Italia, mentre la burocrazia, il terzo peccato capitale, ci vede al 46esimo posto al mondo per indice delle difficoltà di fare impresa. Tanto per fare un esempio - ha detto ancora Cottarelli - il patron di Grom, la catena di gelaterie, mi ha detto di aver impiegato sette anni per aprire un’attività a Roma, mentre a Tokyo era bastato un anno».
Il quarto peccato è la lentezza della giustizia: «Un processo in Italia dura in media sette anni e otto mesi, tenendo conto dei tre gradi di giudizio, mentre in Germania dura due anni e due mesi e in Francia tre anni e cinque mesi. Questa lentezza ha un costo molto alto per le imprese». Passando al quinto peccato, l’economista lombardo ha parlato del crollo demografico: «Alla fine degli anni ’60 ogni donna aveva in media 2,5 figli - ha detto - mentre oggi siamo a 1,35. E a chi dice che oggi è difficile fare figli per motivi economici, faccio notare che il calo più deciso lo abbiamo avuto tra gli anni ’70 e ’80, dunque le ragioni sono sociali più che economiche».
E se il sesto peccato è il divario tra nord e sud, che oggi esiste ancora, il settimo è la difficoltà a convivere con l’euro: «Da noi il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato molto più che in Germania - ha aggiunto Cottarelli - soprattutto nei primi dieci anni della moneta comune. Il che non significa che dobbiamo uscire dall’Euro, perché i costi sarebbero molto alti, con un calo dei salari reali e un grande aumento dei prezzi delle importazioni. Quello che dobbiamo fare, invece, è usare bene la bicicletta: si può rimanere nell’Euro e crescere, a patto che riduciamo i nostri costi di produzione, ovviamente non abbassando i salari, ma agendo sui peccati capitali».
Quindi, parlando della situazione degli ultimi giorni e del ritorno dello spread sopra quota 300, l’economista non ha nascosto la sua preoccupazione: «Da mesi dico sempre una cosa, ovvero che con un deficit entro il 2% i mercati reagiscono bene, mentre oltre quella soglia il rischio c’è tutto.
Al momento non vedo la situazione fuori controllo come nel 2011, ma la legge di Bilancio ha aumentato i rischi: in questa situazione - ha concluso - qualunque choc dall’esterno farebbe aumentare il rapporto tra deficit e debito, e dunque non saremmo in grado di “tenere” anche una recessione modesta. Con una piccola scintilla, insomma, avremmo una crisi peggiore di quella del 2011». —
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