Provocò strage in piazza Martiri a Carpi, un anno e otto mesi all’anziana
Morirono tre persone, decine di feriti. Ieri la sentenza. Il legale della donna: «Pensiamo all’appello»
CARPI. Un anno e otto mesi: questa la condanna inflitta dal giudice Andrea Scarpa a Teresa Forghieri, l’anziana disabile che partì come una scheggia impazzita a bordo della sua Fiat Panda, con i comandi modificati, parcheggiata davanti alla Cattedrale, per schiantarsi dopo pochi secondi contro un lampione al centro di piazza Martiri.
Dopo poco più di sette anni dal terribile 25 aprile 2011 in cui, a causa di questo tragico incidente persero la vita Gianni Faglioni, Enzo Grossi e Gianfranco Bencivenni, c’è stata la svolta con l’udienza conclusiva del procedimento di primo grado terminata con la condanna per omicidio colposo della Forghieri (nella foto in basso subito dopo l’incidente), sospesa con la condizionale.
Condanna che potrebbe subire modifiche in futuro, se i legali della donna, rappresentata da Massimo Vellani e Fulvio Orlando, ricorreranno in appello, com’è facile che sia.
Accorate e molto dettagliate sono state sia l’arringa dell’accusa, rappresentata dal pm Marco Niccolini, sia della difesa. Durante la discussione, poco dopo le 15.30 di ieri pomeriggio, sono stati scandagliati tutti i momenti fondamentali del processo.
Il pm Niccolini, a capo delle indagini svolte dalla polizia municipale, aveva chiesto quattro anni di reclusione.
«Questo è un processo che dal punto di vista emotivo colpisce» ha affermato il pm, definendo l’incidente come l’unico sul quale è intervenuto sul posto e lo scenario che gli si è presentato davanti come “apocalittico”. Niccolini ha poi contestati le tesi difensive definendo “implausibile la tesi secondo cui ha premuto contro il perno”, presente nell’auto.
Il pm ha poi affermato, riguardo alla Forghieri, che «non è vero che ha frenato, altrimenti l’auto avrebbe frenato. La Fiat ha dimostrato che il freno frenava in modo del tutto regolare».
E ha anche indicato come la Forghieri, quindi, abbia confuso l’acceleratore col freno. «Assurdo ma vero» ha dichiarato al termine dell’arringa. Da parte sua la difesa ha prontamente risposto dichiarandosi “indignata” per la richiesta del pm. Gli avvocati Orlando e Vellani hanno ricostruito minuziosamente quanto accaduto il mattino del 25 aprile 2011 e hanno argomentato dettagliatamente spiegando perché «smentiamo che ci sia stato uno scambio tra freno e acceleratore». Le ragioni sono sia di tipo tecnico, sia logico. La difesa ha quindi chiesto in prima istanza l’assoluzione piena, o in alternativa, il minimo dei minimi della pena.
«Siamo tuttore convinti che andasse assolta - afferma l’avvocato Orlando - Pensiamo di ricorrere in appello, ma attendiamo di leggere le motivazioni». —
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