Sichenia, sono salvi i 200 posti di lavoro: i creditori accettano piani di risanamento
Quasi tutte le banche si sono espresse favorevolmente Dai Comuni giudizi positivi. Bonfatti: «Siamo soddisfatti»
Alla mezzanotte scorsa è scaduto il termine per l’accettazione del concordato di Ceramiche Sichenia di Sassuolo da parte dei creditori. A poche ore dalla scadenza il professore Sido Bonfatti, che rappresenta l’attuale proprietà dell’azienda, era in possesso di tutti gli elementi per affermare che il Piano di risanamento era stato approvato, il fallimento scongiurato e i 200 posti di lavoro salvati.
«Il termine sta per scadere - dice il prof. Bonfatti -ma alla società risulta che sia già stata raggiunta la maggioranza di voti favorevoli. La domanda di concordato preventivo è stata approvata dai creditori di Sichenia».
La settimana passata vi eravate appellati alle banche e ai Comuni.
«Nel complesso la risposta è stata molto positiva. Le banche hanno votato tutte favorevolmente, tranne un istituto di credito, che ha in essere un leasing immobiliare per un importo rilevante: evidentemente è rimasto deluso dalla diminuzione di valore di questo immobile rispetto all'investimento iniziale. Questo però rappresenta solo un esempio di un fenomeno di carattere generale che ha colpito l'intero settore immobiliare negli ultimi 10 anni. Per il resto le banche hanno accolto favorevolmente la proposta di Sichenia: sono consapevole che questo non vuol dire che la finanzieranno senz'altro, senza procedere ai necessari approfondimenti sul suo merito creditizio: ma ritengo che si possa ricavare da questo voto favorevole una manifestazione di fiducia nell'esito positivo del processo di risanamento».
E i Comuni?
«I Comuni hanno dichiaratamente espresso la loro valutazione positiva per la proposta di concordato di Sichenia: la loro posizione è complessa dal punto di vista giuridico e il loro voto positivo si consoliderà nel momento in cui avranno verificato presso le autorità amministrative che non vi erano impedimenti a manifestare il voto con riguardo ai tributi di cui sono creditori. In ogni caso ci risulta che la proposta di concordato risulterà accettata dalla maggioranza dei creditori anche se il voto favorevole dei Comuni non risultasse confermato o venisse ritenuto invalido. Rimane il fatto di una presa di posizione politica sulla fiducia nel risanamento di Sichenia, di cui siamo molto soddisfatti».
Un successo che non si può definire travolgente.
«Su questo aspetto da una parte va chiarito che come creditori favorevoli possiamo considerare unicamente quelli che si sono espressi in modo esplicito in questo senso. Tutti gli altri devono essere considerati come negativi, anche se non si sono espressi: perché vige un principio giuridico secondo il quale “chi tace dissente”. È il cosiddetto “silenzio-rifiuto”. Nel nostro caso i voti esplicitamente negativi sono quattro o cinque: e fra questi, principalmente, i voti degli istituti previdenziali, che praticamente sempre si esprimono negativamente sulle domande di concordato. I fornitori, e gli altri creditori che intrattengono rapporti commerciali correnti con Sichenia, hanno tutti votato favorevolmente in modo esplicito».
E adesso cosa accade?
«La legge prevede che il commissario giudiziale riferisca al tribunale l'esito della votazione. A questo punto il tribunale fisserà una udienza e accerterà che il procedimento si sia sviluppato in modo corretto. In caso di valutazione positiva si procederà alla omologazione del concordato e da quel momento la Ceramica Sichenia avvierà il piano di pagamento dei debiti. Con l'omologazione la nuova proprietà è impegnata a dare corso, entro 60 giorni, a un aumento di capitale di mezzo milione di euro e a un finanziamento soci infruttifero (cioè senza interessi a carico di Sichenia) di 2,5 milioni di euro. Si tratta di un intervento immediato di 3 milioni di euro, che sarà effettuato anche se l'omologazione nel frattempo non fosse divenuta definitiva. Successivamente verranno immessi dalla nuova proprietà quasi altri 7 milioni di euro per il pagamento dei creditori, che altrimenti non sarebbero stati soddisfatti se il concordato non fosse stato approvato e omologato». —
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