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«Case vuote a Modena? Cifre inventate, c’è un problema abitativo»

Luca Gardinale
«Case vuote a Modena? Cifre inventate, c’è un problema abitativo»

Il sindaco Muzzarelli al convegno del Sunia-Cgil torna sui temi legati all’edilizia  Dondi (Udu): «Affitti cari, studenti costretti a pagare l'uso degli elettrodomestici»

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MODENA. Dalle difficoltà degli studenti a trovare casa allo sviluppo di una città compatta, dal ruolo dei cittadini nella tutela della sicurezza, con l’importante esperienza del controllo di vicinato, alle politiche per il sostegno dell’affitto.

Temi sviluppati ieri pomeriggio nella sede modenese della Cgil, in occasione del congresso provinciale del Sunia, il sindacato degli inquilini. Un congresso dedicato al tema “Rigenerazione urbana e affitto sostenibile”, con tre diverse tavole rotonde che hanno toccato tutti gli aspetti principali legati alla questione casa.

Temi particolarmente cari al primo cittadino di Modena Gian Carlo Muzzarelli, che ha ribadito la necessità di «ragionare su un modello di città compatta», replicando alle accuse di chi contesta le politiche urbanistiche del Comune (a partire dal comitato “Mobastacemento”) in un momento in cui ci sono migliaia di alloggi sfitti.

«Queste polemiche si sono sviluppate su numeri che non esistono - ha detto Muzzarelli - anche perché le case vuote non sono pubbliche, ma hanno quasi sempre un proprietario, mentre circa ottomila abitazioni sono occupate da persone che si fermano a Modena alcuni giorni alla settimana.

In questo contesto, ci sono proprietari che hanno smesso di affittare agli studenti, che oggi hanno grande difficoltà a trovare un alloggio». Il sindaco ha quindi fatto notare che «se vogliamo rigenerare la città servono risorse, e per prima cosa bisogna non ripetere le stupidaggini che abbiamo visto di recente con il bando Periferie: l’altro giorno ero a Padova - ha aggiunto Muzzarelli - e il sindaco era molto preoccupato, perché ha già firmato i contratti con le aziende, ma adesso i fondi del bando sono a rischio». A proposito di giovani e affitto, il coordinatore degli studenti Udu Alessio Dondi ha fatto notare che «da quando abbiamo aperto lo sportello insieme al Sunia ci arrivano notizie di ogni tipo, dagli studenti quasi costretti ad accettare un affitto in nero, con la conseguente paura di denunciare una situazione del genere, arrivando a situazioni al limite dell’incredibile, come quelle degli studenti che devono pagare una sorta di tassa per l’utilizzo degli elettrodomestici. Il problema - ha aggiunto Dondi - è che se da una parte evidentemente il nostro ateneo attira molti studenti da fuori, che lo mettono al primo posto tra le scelte per realizzare il proprio percorso di studi, dall’altra la difficoltà a trovare un alloggio porta questi ragazzi ad accettare condizioni che dovrebbero essere respinte senza alcun dubbio. Senza dubbio comprendiamo le ragioni di chi, pur di avere una casa, teme di dire dei “no”, ma invitiamo gli studenti a rifiutare le situazioni inaccettabili e denunciarle».

Tra gli altri temi legati alla casa c’è quello della sicurezza, affrontato da Daniele Sgarbi, rappresentante dello Spi-Cgil, la sigla dei pensionati, e uno dei fondatori del gruppo di controllo di vicinato di San Martino Secchia, il primo nato nella zona delle Terre D’Argine: «Quando è stato istituito il concetto del controllo di vicinato - ha spiegato Sgarbi - eravamo tutti stati colpiti da rapine e furti importanti. E visto che ci eravamo stancati di chiedere interventi che non arrivavano alle forze dell’ordine, ci siamo posti il problema di come risolvere questa situazione. Così - ha raccontato il rappresentante dello Spi - abbiamo iniziato a guardarci intorno, creando un gruppo di persone residenti che si sono attivate come occhi e orecchie del territorio. Un’attività che ci ha portati a essere tutti più vicini: una cosa importante, perché a San Martino ci sono molti anziani, che fino a quel momento erano abituati ad aprire a tutti, finendo per essere derubati». Un’esperienza molto positiva, «che nella nostra frazione ha portato ad azzerare i reati predatori». —

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