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COLPO DI SCENA CON L’AUTOPSIA 

Il corpo bruciato trova un nome grazie a un chiodo impiantato

C.G.
Il corpo bruciato trova un nome grazie a un chiodo impiantato

Era uno dei due presenti in Italia ed era stato messo a Nicoleta prostituta 31enne rumena, dopo un incidente a Vicenza È stata strangolata o bastonata

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Raffaele Esposito ha confessato per la violenza sessuale a Zocca. D’altra parte lo aveva riconosciuto la 28enne sessualmente aggredita nel garage, anche se il bruto era a volto coperto: lo conosceva di vista. Per il caso di Savignano le fasi del sequestro sono state riprese dalle telecamere di una abitazione. È inquadrata la Lancia Y bianca della figliastra di Esposito e lo comprovano il gps interno e anche il cellulare.

Sull'omicidio della prostituta avrebbe incolpato misteriosi uomini di colore («nigeriani»), ammettendo però di aver bruciato il corpo a San Donnino e di averlo fatto per paura. Una versione ritenuta fantasiosa e inverosimile dagli inquirenti. Resta il fatto che la distruzione del cadavere è avvenuta sempre dopo aver trasportato il corpo morto della povera Nicoleta, la 31enne uccisa, nel bagagliaio della stessa Lancia Y. Lo dimostrano le tracce rilevate dai Ris di Parma, il gps e il telefono. Soprattutto lo dimostra la copertina del libro bruciato nel rogo del corpo. Il nome scritto era di una studentessa: è sempre la figliastra di Esposito, che teneva nel bagagliaio i suoi libri di scuola usati da vendere.

Le prove raccolte dai carabinieri e dal pool di tre magistrati della Procura (Musti, Imperato e Natalini) sono tante ma soprattutto si incrociano tra loro formando una trama probatoria imponente che, già a prima vista, ha convinto anche il gip Barbara Malvasi quando quasi un mese fa ha autorizzato la custodia cautelare in carcere di Esposito dopo il tentanto rapimento. La difesa dovrà lavorare su questi intrecci di dati e reperti. Li hanno raccolti i carabinieri di tutto il comando provinciale di Modena: da quelli delle stazioni locali interessate, principalmente Zocca, Savignano e San Damaso, fino a tutti reparti investigativi e scientifici, più i Ris di Parma. Un impegno totale durato almeno tre settimane, senza sosta e senza orari e che ancora adesso non è concluso: adesso si scava nel passato del cuoco.

Ma il colpo più spettacolare nell’indagine è stato messo a segno con un lavoro interprofessionale compiuto nel corso dell’autopsia. Il ritrovamento di un chiodo piccolo - che faceva pensare a piercing - ha permesso di identificare la povera “lucciola” uccisa e bruciata.

Il chiodo recuperato dal medico legale è di tipo endomidollare. Un pezzo di importazione: ne esistono due in tutta Italia. E uno era stato impiantato a Nicoleta in un intervento chirurgico a Vicenza avvenuto il 16 dicembre 2013 per le lesioni conseguenti a un incidente stradale. Quel piccolo oggetto metallico è stato determinante per arrivare a lei, una ragazza rumena con parenti nel Modenese che “lavorava” sui marciapiedi tra Vicenza e Padova e che recentemente “agganciava” i clienti anche sulle strade di Modena. Tutto questo è emerso da un corpo frantumato in due pezzi, senza arti, ischeletrito e carbonizzato. Un risultato eccellente frutto di unione tra scienze forensi, medicina e investigazione tradizionale. I Ris di Parma hanno già fornito un’anticipazione delle analisi, ha spiegato la Musti, ma altre sorprese potrebbero arrivare dai reperti recuperati. —

C.G.

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