Gazzetta di Modena

Modena

pievepelago 

Le mummie di Rocca? Pendolari in Toscana Lo rivela uno studio

Daniele Montanari
Le mummie di Rocca? Pendolari in Toscana Lo rivela uno studio

Analisi all’avanguardia sui corpi della chiesa di San Paolo Ricostruite le abitudini delle antiche popolazioni locali

2 MINUTI DI LETTURA







PIEVEPELAGO

Erano stagionali che si muovevano periodicamente verso la Toscana i membri della comunità di Roccapelago (Pieve) cristallizzata fuori dal tempo nelle mummie ritrovate nel 2009 nella chiesa della Conversione di San Paolo. La prova scientifica arriva da uno studio compiuto da ricercatori dell’Università di Modena e Reggio sui capelli degli esemplari trovati in uno straordinario grado di conservazione. La scoperta, oggetto della tesi della studentessa Valentina Tavaglione, è dovuta al gruppo della professoressa Anna Cipriani del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche (Chimgeo) composto anche dal dottore di ricerca carpigiano Federico Lugli. Gli studiosi hanno analizzato il rapporto isotopico dello stronzio presente nei capelli di alcune mummie, appartenenti al XIV-XVII secolo: dopo analisi antropologiche preliminari, si è scelto di studiare i modelli di mobilità dei corpi inumati tramite l’utilizzo di avanzate tecniche forensi.

«Alcuni capelli - spiega la professoressa – sono stati campionati dalla cripta e preparati per l’analisi del rapporto isotopico dello stronzio. Grazie a questo elemento è infatti possibile capire come un individuo si sia spostato nel corso della sua vita, andando a confrontare il rapporto isotopico dei suoi tessuti con quello di proxies locali, come acque, piante e animali». E da qui è arrivata la certezza che questi progenitori si spostavano abitualmente in Toscana. Una circostanza corroborata dallo studio dei registri parrocchiali, in cui è emerso che gli abitanti di Roccapelago erano soliti muoversi oltreconfine in cerca di lavoro o come transumanti. Il lavoro, a cui hanno collaborato ricercatori dell’Università di Bologna Mirko Traversari e Stefano Benazzi, ha suscitato l’interesse della rivista scientifica internazionale American Journal of Physical Anthropology, che ne ha pubblicato i risultati. «Pensiamo di applicare queste tecniche ad altre mummie italiane e a casi di interesse forense – nota la professoressa Cipriani - con il fine ultimo di sviluppare metodologie utili al riconoscimento di corpi non identificati». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google