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morirono tre persone  

Strage in piazza, dopo la condanna l’anziana può guidare ancora

Serena Arbizzi
Strage in piazza, dopo la condanna l’anziana può guidare ancora

I famigliari delle vittime: «Decisione scandalosa, chi provoca questi disastri ha responsabilità enormi»

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Teresa Forghieri, l’anziana condannata a un anno e otto mesi per aver provocato la strage di piazza Martiri, può guidare ancora. Una decisione che provoca profondo sconcerto soprattutto fra i famigliari delle vittime di quel terribile 25 aprile del 2011.

Sette anni fa furono in tre a perdere la vita, dopo l’impatto contro la Panda, che partì come una scheggia impazzita dalla Cattedrale per schiantarsi contro un lampione al centro di piazza Martiri. Enzo Grossi, Gianfranco Bencivenni e Gianni Faglioni persero la vita quel 25 aprile. E i famigliari delle vittime non si rassegnano né di fronte alla sentenza di martedì, né di fronte al fatto che l’anziana possa ancora guidare. La sentenza, oltre a stabilire un anno e otto mesi di reclusione, sospesa con la condizione, ha deciso che la donna non potrà guidare per un anno. Ma l’anziana ha già scontato questa pena dopo l’incidente e, quindi, oggi potrebbe guidare.

«Come commentavo insieme a mia sorella, mi esce solo una parola: vergognoso - commenta Barbara Grossi, figlia di Enzo, la quale ha reinvestito la somma del risarcimento in un centro cinofilo aperto in ricordo del padre in omaggio al suo grande amore per gli animali - Non ci aspetta di certo che la giustizia risolva i problemi emotivi. Tuttavia non si può nascondere che quella persona ha ucciso tre persone e deve essere condannato, non soltanto a scontare un anno e otto mesi. Chi compie questo gesto ha una grossissima responsabilità e non si può negare. Attraverso questa decisione, invece, si lancia un cattivo messaggio. Quella di mercoledì è stata senz’altro la riapertura di una ferita dolorosa».

Delusione per i tempi lunghi in cui è stata impressa una svolta al processo Barbara Bencivenni, presente in tribunale al momento della discussione e della sentenza. «I tempi della giustizia sono lunghi - commenta Barbara Bencivenni, figlia di Gianfranco - si poteva arrivare a questa decisione molto prima. Tra le tante argomentazioni che sono emerse, poi, l’unica cosa su cui non si è discusso è se una persona nelle sue condizioni, ovvero con un arto insensibile tra quelli che servono per guidare, potesse condurre una macchina».

I famigliari delle vittime non hanno mai incontrato Teresa Forghieri durante questi sette anni. «Ha solo presenziato a tutte le perizie, ma noi non abbiamo mai contattato lei, né, viceversa, lei si è messa in contatto con noi» spiegano i famigliari. —



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