Turismo, Modena migliora ma soffre il ruolo di Bologna
Alla fiera internazionale di Rimini il dualismo tra le città premia il capoluogo Nella promozione è completamente assente la produzione culturale e museale
inviato a rimini
Lo diciamo subito: meglio dello scorso anno. In occasione della fiera internazionale del turismo di Rimini 2017, Modena prese una batosta senza precedenti da Bologna, risultando completamente nascosta, o per meglio dire assente, nella parte promozionale della destinazione turistica metropolitana che comprende le prime due città dell’Emilia Romagna.
Ieri, in occasione dell’inaugurazione dell’edizione 2018, passi in avanti se ne sono visti. Almeno il nome della nostra città lo si legge nello stand della Regione e nei video il Duomo compare molto chiaramente. Ma se andiamo a vedere nello specifico, c’è ancora molto da fare.
Una Modena che continua ad essere a rimorchio, quindi, una tendenza che si conferma soprattutto nell’aspetto promozionale con due forti criticità: lo spazio dedicato alla produzione culturale modenese e quello dedicato alle potenzialità del nostro Appennino.
L’area griffata Emilia Romagna è decisamente vivace e accogliente, allestita come accadde a febbraio alla Bit di Milano. Poco male, se una cosa funziona la si può anche riproporre. Nel piccolo Expo di Rimini qualche elemento di novità c’è, come appunto la declinazione di Modena e dei suoi paesi più accattivanti e curiosi, da Castelvetro a Fiumalbo: immagini suggestive che scorrono in un video emozionale che solo un anno fa non era stato possibile realizzare. Ma non basta.
Stride, spulciando le decine di metri di esposizione dedicata anche al nostro territorio, non trovare il materiale promozionale delle mostre in corso, non vedere i depliant illustrativi dei singoli musei, non leggere un invito al Palazzo dei Musei o al Palazzo Ducale con informative specifiche e non all’interno dell’unica brochure a marchio Modena che ha tutta l’aria di uno Zibaldone. Per Bologna, giusto per fare un confronto, non basta lo spazio espositivo: ogni museo ha il suo merchandising, ogni mostra le sue informazioni più dettagliate.
D’altra parte Modena è la città della Fondazione Arti Visive, nell’ultimo periodo sotto i riflettori per le polemiche e non per la qualità dell’offerta culturale.
Modena è la città dove giustamente Martina Bagnoli, a capo della Galleria Estense, trova il coraggio di dire ciò che è sempre più sotto gli occhi di tutti, anche qui a Rimini: «A me pare che tra offerta e consumo qui si viva un po’ in una bolla autoreferenziale, ed è un peccato viste le potenzialità. Manca forse una idea di città in ambito culturale». Già, manca.
Come manca una strategia che unisca chiaramente le tre parole magiche della Regione: food, wellness e motor, ricordate anche ieri dal presidente Stefano Bonaccini. Perchè gli addetti ai lavori che ieri in migliaia hanno varcato l’accesso del quartiere fieristico riminese, per trovare Modena avranno dovuto faticare: per trovare l’aceto si sono dovuti affidare alla rappresentanza autonoma di alcune acetaie che ancora investono in queste fiere; per trovare i motori c’era lo stand del test drive di Maranello o quello dei musei Ferrari; per il benessere non mancano mai le Terme della Salvarola.
Se tutto, però, fosse messo in ordine, se tutto avesse il peso che Bologna sempre mostra, Modena potrebbe crescere ancora di più. —
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