«Un vero criminale seriale Incapace di controllarsi»
Glaciali annotazioni della Procura per descrivere il cuoco finito in manette Lavorava in un agriturismo della zona. La famiglia si chiude nel silenzio
Nella palazzina di via Galdello a Savignano, dove abita Raffaele Esposito con la sua nuova famiglia, le finestre restano chiuse. Nessuno ha voglia di parlare e ogni movimento è anticipato da una sbirciata da dietro i vetri. Chi entra con il cappuccio della felpa a coprire il viso e chi esce magari per portare a passeggio il cane lo fa stando ben attento a non farsi fermare dai cronisti. Una scelta legittima, che palesa lo stato d’animo di persone catapultate in una voragine di emozioni da cui faticano a riemergere. Perché nessuno poteva immaginare di ospitare un uomo il cui comportamento è “quello di un vero e proprio criminale seriale capace di arrivare sino all’omicidio”, scrivono i pubblici ministeri, guidati da procuratore capo Lucia Musti, nella richiesta di custodia cautelare, accolta dal Gip. Una persona per cui è lecito domandarsi se sia “incapace di controllare i suoi impulsi” che si trasformano in “atti di estrema violenza”; “pericolosa, assolutamente priva di controllo e di empatia verso le vittime”. Si era addirittura qualificato come carabiniere nel tentativo di carpire la fiducia della giovane di Savignano, brava e coraggiosa nello scampare al sequestro di via Claudia.
Che Esposito, origini campane, per anni residente a Guiglia dove ha diversi parenti e da alcuni anni convivente con la compagna in via Galdello, avesse derive violente lo hanno certificato anche i testimoni ascoltati dai carabinieri di Savignano, insieme a quelli del Nucleo Operativo di Modena e del Nucleo Investigativo di Pavullo. Con la moglie ci sono stati alcuni episodi di screzi domestici - mai denunciati - che raccontano di una persona impulsiva e senza inibizioni. Ma la vita parallela del cuoco era sconosciuta a tutti, non solo ai familiari più stretti. Lo confermano anche nell’agriturismo dove lavorava come cuoco da anni.
I colleghi sono rimasti inorriditi dall’epilogo di quello che viene descritto come “un tipo mite, magari con qualche problema e che tanto è stato aiutato dai proprietari”. Ogni giorno si recava sul posto di lavoro e aveva mantenuto l’impiego anche dopo il cambio di gestione della struttura. Aveva bisogno di soldi ed era considerato un discreto lavoratore, quantomeno affidabile tra fornelli e pentole. Convinzioni che sono crollate quando si è sparsa la voce dell’arresto. E in quei frangenti hanno iniziato a circolare i primi sospetti, le prime ammissioni, i dubbi sulla vita segreta di un padre di famiglia e cuoco che aveva lavorato - con risultati alterni - in diversi locali di Savignano e del circondario, senza mai trovare una stabilità occupazionale. Da ormai un mese è in carcere e “spero ci resti se davvero ha fatto quelle cose”, ammette a denti stretti un conoscente ed ex collega. Servirà comunque tempo per delineare nel dettaglio il profilo del presunto assassino visto che “non è la prima volta che si scoprono persone affette da bipolarismo”. —
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