A Modena si allarga il fronte dei contrari al via libera agli Euro 4
«Una cosa è certa: con questa scelta, la credibilità della Regione è andata in frantumi». A bocciare senza riserve la decisione della giunta di viale Aldo Moro di fare retromarcia sullo stop ai...
«Una cosa è certa: con questa scelta, la credibilità della Regione è andata in frantumi». A bocciare senza riserve la decisione della giunta di viale Aldo Moro di fare retromarcia sullo stop ai veicoli Euro 4 a gasolio è Legambiente Modena, convinta che sarebbe stato necessario rimanere sulle scelte già fatte. Così, all’indomani della riammissione dei diesel Euro 4 nei centri delle città superiori a 30mila abitanti, a intervenire è Mauro Solmi, presidente dell’associazione ambientalista modenese.
«Si trattava di un provvedimento già adottato da tempo - spiega - e fortemente motivato, dal momento che i mezzi a gasolio sono più inquinanti, anche se il mercato li propone con decisione, anche grazie a una fiscalità agevolata. Insomma, le ragioni per tenere gli Euro 4 fuori dalle città c’erano tutte, soprattutto dopo un anno in cui sono stati superati gli 80 sforamenti per il livello di pm10, ma la Regione ha deciso di tornare indietro, perdendo così credibilità insieme alle amministrazioni locali che l’ente bolognese si è inevitabilmente trascinato dietro». Per quanto riguarda i motivi che hanno portato al dietrofront, Legambiente non ha dubbi: «Molto semplicemente, la scelta è stata dettata da ragioni elettorali - riprende Solmi - che evidentemente pesano più dei problemi dell’ambiente. Insomma, quello della Regione è stato un errore molto grave, e il fatto che altrove il blocco entrerà in vigore tra due anni non cambia molto le cose, perché questo in viale Aldo Moro lo sapevano anche prima, quando hanno giustamente scelto di tenere fuori dai centri i mezzi più inquinanti». E se la decisione di modificare il blocco è nata anche dalla spinta dei cittadini e delle associazioni di categoria, Legambiente fa notare che «la strada per andare incontro a chi ha minori possibilità di cambiare l’auto poteva essere quella delle deroghe, ma soprattutto delle facilitazioni e dell’incentivo del trasporto pubblico». Ma la scelta della Regione ha lasciato perplessi anche diversi esponenti modenesi del Pd, a partire dalla “ecodem” Simona Arletti, che ieri in Consiglio comunale, intervenendo sul caso del garage Ferrari, ha fatto sapere di «non aver condiviso la retromarcia sugli Euro 4: in questo modo - ha detto il consigliere Pd ed ex assessore all’Ambiente - sarà difficile perseguire gli obiettivi che ci siamo dati a livello ambientale».
E mentre ieri la concentrazione di pm10 a Modena è tornata a sfondare quota 50 microgrammi per metro cubo (quelli rilevati sono stati 54, dunque 4 microgrammi in più del limite di legge), a bocciare le scelte del presidente Bonaccini è stato anche il possibile alleato Federico Pizzarotti, sindaco di Parma: «La battaglia in difesa della qualità della vita e contro l’inquinamento, che in Emilia Romagna ha livelli tra i più gravi d’Europa - ha scritto il primo cittadino parmense sulla sua pagina Facebook - va fatta senza arretrare di un passo. L’Italia è il Paese delle retromarce, dei brodini e degli annacquamenti: o si va avanti diritti o meglio non fare nulla. Noi - ha aggiunto Pizzarotti - insieme a Modena e Reggio Emilia, non siamo d’accordo sulla retromarcia relativa al blocco del traffico, attuata soprattutto su spinta dei Comuni della Romagna». —
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