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Delitto di San Donnino, Il cuoco decide di non rispondere

Carlo Gregori
Delitto di San Donnino, Il cuoco decide di non rispondere

Modena. Raffaele Esposito, che ammette la violenza a Zocca, mantiene la sua versione: due stranieri uccisero la lucciola, misero il corpo nella sua auto e andò nel panico

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MODENA Raffaele Esposito è rimasto in silenzio davanti al giudice. Assistito dall’avvocato Caterina Morandi, il cuoco 34enne di Savignano si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia in merito sia all’omicidio di Nicoleta Neata Vasilica, la prostituta rimena 31enne poi bruciata a San Donnino, sia della violenza sessuale a una 28enne di Zocca. Il motivo è che non aveva nulla da aggiungere alla versione già fornita ai carabinieri durante i precedenti interrogatori. Insomma, tacendo ha semplicemente ribadito le sue versioni.

LE AMMISSIONI Da un lato, le ammissioni sulla violenza sessuale nel garage della giovane mamma di Zocca. Ammissioni, non piena confessione. Qualcosa riconosce di aver fatto, ma è presto per capire quanta responsabilità è disposto ad accollarsi per il grave episodio del 24 agosto che ha sconvolto la vita di una donna che conosceva a malapena, l’ex vicina di casa della sua compagna. Ma sono le accuse di omicidio con le aggravanti di crudeltà e di distruzione di cadavere a focalizzare l’attenzione su di lui. La sua versione non riconosce ammissioni di sorta se non per la distruzione del corpo ormai privo di vita della povera Nicoleta. E quindi merita di essere approfondita per quanto oggi è dato a sapere.

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L'INTERROGATORIO Esposito spiega che la sera del 29 agosto aveva “avvicinato” Nicoleta, mentre si prostituiva su un marciapiede della zona Cialdini. Erano intenti a un “approccio” (questo sarebbe il termine utilizzato), quindi non in un rapporto sessuale vero e proprio. Mentre erano in corso queste schermaglie con la “lucciola”, racconta il cuoco, si sono intromessi due «uomini di colore», come li ha definiti. Due sconosciuti. La ragazza e i due intrusi hanno iniziato a litigare in modo acceso. Il motivo non lo avrebbe chiarito (o la sua versione ci arriva incompleta). Fatto sta che improvvisamente l’avrebbero percossa con un bastone sotto gli occhi di Esposito che non sarebbe intervenuto. Le bastonate sarebbero continuate fino a ucciderla. Poi, racconta il cuoco, i due “di colore” avrebbero aperto il bagagliaio della sua Lancia Y - che poi appartiene alla figliastra - avrebbero gettato dentro il cadavere lasciandogli capire che ora erano fatti suoi, e se ne sarebbero andati via senza aggiungere altro. Prendendo per buona questa scena, si può capire come Esposito sia rimasto basito e sconvolto. Per questo ha raccontato di aver bruciato il cadavere per panico. Avrebbe vagato per un po’ senza sapere cosa fare fino ad andare nel piazzale del bassofondo di San Donnino e lì avrebbe fatto una catasta di legna, pneumatici e libri trovati nel bagagliaio per distruggere quel corpo compromettente. Nel suo racconto non lo sfiora mai l’idea di avvisare le forze dell’ordine o il 118. La sua unica idea è di sbarazzarsi di quel corpo. Probabilmente, la sua versione sottintende l’idea che nessuno l’avrebbe mai creduto. Poi, una volta carbonizzato il corpo, gettati i resti tra le frasche e gettato via il libro col nome della figliastra (che l’avrebbe poi esso nei guai), sarebbe andato in una sala giochi. Non per giocare a slot o svagarsi. Ma perché a quell’ora era l’unico locale aperto con un bagno: voleva ripulirsi.

NESSUN RISCONTRO Questa la sua versione. La Procura e i carabinieri hanno sostenuto a chiare lettere di non aver trovato alcun riscontro al racconto. Ma Esposito insiste e la fa sua rendendola la sua linea difensiva di fronte al reato più grave, l’omicidio, mentre riconosce di aver bruciato il cadavere. Per panico.

In questa triste vicenda bisogna anche registrare il dolore e la preoccupazione dei suoi familiari, estranei a ogni accusa. La compagna e i genitori di Esposito lo sostengono ricordano che nono sono solo false le accuse di violenze in famiglia ma che ha sempre condotto una vita esemplare tra casa e lavoro, che è sempre stato un attento padre di famiglia e che l’unico precedente di polizia riguarda il furto di un phon fatto con un amico una decina di anni fa: una ragazzata, non questioni di droga. —

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