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processo aemilia 

«Siete ancora sotto l’assedio della ’ndrangheta»

A.SETTI - V. CORSINI
«Siete ancora sotto l’assedio della ’ndrangheta»

Il pentito Valerio: «Non illudetevi che con questa inchiesta sia finito tutto. La mafia qui si sta riorganizzando»

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REGGIO EMILIA

«Non illudetevi che la ’ndrangheta è finita con l’operazione Aemilia. Si sta riorganizzando con metodi nuovi e non mancano le giovani leve. Io stesso ne incontrai una ventina nel bar “Revolution” dei fratelli Muto. A Reggio e dintorni siete tutti sotto un assedio ’ndranghetista che non ha eguali, nemmeno i terroristi arrivarono a tanto... Non è finito niente».

I toni usati sono come al solito istrionici, ma i messaggi hanno colpito tutti, specie il pubblico presente. Antonio Valerio, collaboratore di giustizia e testimone chiave dell'accusa nel maxi processo contro la 'ndrangheta, uno dei principali accusatori anche degli imputati modenesi, ieri ha preso la parola per ribattere agli avvocati degli imputati, che durante tutta la fase dell’istruttoria dibattimentale appena conclusa hanno cercato di demolire la sua credibilità.

Leggendo per un’ora parte di un lungo memoriale (che farà pervenire ai giudici, ha detto) Valerio ha difeso l’inattaccabilità della sua ricostruzione del sodalizio malavitoso radicato a Reggio e Modena e dipendente dalla famiglia Grande Aracri di Cutro: «Vi dimostrerò di essere credibile nell’essere Pitagorico», ha detto scatenando la rabbia degli imputati nelle gabbie dell’aula bunker e dei loro avvocati, ripetutamente bersagliati con citazioni riadattate dai classici greci e dal mondo dello spettacolo, “Bagaglino” incluso.

Lui il boss Grande Aracri Nicolino lo chiama “Gan” e più volte si è definito un pentito importante, non un comprimario, ricordando di avere partecipato già agli omicidi del 1992. In settimana, infatti, nonostante il pentimento è stato condannato a 8 anni proprio per due esecuzioni mafiose a Reggio e Brescello (che ha ridefinito Cutrello), cui ha confessato di aver partecipato.

E ieri, ipotizzando passato, presente e futuro della ’ndrangheta emiliana, ha previsto scenari da brivido di una mafia che si è solo evoluta. «Il nuovo che avanza è l’uomo di mafia con il cellulare, con il pc e con il web...». Ma «il potere non lo mollano e la linea di comando c’è. Devono sparare se vogliono il comando come abbiamo fatto noi cutresi nel 90. Ora sono le donne a comandare da quando i mariti, i fratelli e i cognati si trovano in carcere» e «gli appartamenti in permuta sono la criptovaluta spendibile cash della ’ndragheta. Meglio dei bit coin...».

«Non sono le nostre origini la discriminante- ha urlato Valerio, rivolgendosi agli imputati calabresi - ma ciò che siamo: mafiosi e ’ndranghetisti e ben organizzati, come ha ricostruito la Dda di Bologna».. —

A.SETTI - V. CORSINI



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