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Corale Rossini di Modena: Il gioiello musicale patrimonio di tutti

MICHELE FUOCO
Corale Rossini di Modena: Il gioiello musicale patrimonio di tutti

Uno dei pochi cori lirici in Italia, ha iniziato la sua avventura nel 1892 a Genova per poi calcare palcoscenici internazionali Dal famoso trionfo a Llangollen, nel 1955, con Fernando e Luciano Pavarotti alle collaborazioni con i miti della musica.

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MODENA. Ha un cuore antico la Corale Rossini. Un cuore che palpita da oltre 130 anni ed è capace ancora di dischiudere nel bel canto magici momenti di giovinezza, di esaltazione, di emozioni di cui gli ascoltatori possono farsi partecipi.

Ogni appuntamento con la Corale diventa un evento, proprio come quello che si terrà sabato, alle 21, nella chiesa di Sant’Agostino, dove ritorna dopo il recente restauro (nel frattempo le esibizioni si sono svolte in S. Bartolomeo) che ha sanato i danni del terremoto.

È dedicato a Luciano Pavarotti, a conclusione dei festeggiamenti in onore del tenerissimo, organizzati da “Modena città del bel canto”, a cura di Fondazione Cassa di Risparmio, Fondazione Teatro Comunale e Comune. Un concerto lirico-vocale, dal titolo “La preghiera nell’opera”, che vede, come solisti, il soprano Katerina Kotsou, il mezzosoprano Cristine Knorren e il basso Francesco Ellero D’Artegna, sotto la direzione del maestro Luca Saltini.

Al pianoforte Lucio Carpani. Presenta Anna Agnini. Rigorosamente selezionato il repertorio attinto dalle opere dei nostri “mostri” sacri della musica: Verdi (Nabucco, La Forza del Destino. I Lombardi…), Mascagni (Cavalleria Rusticana), Rossini (Stabat Mater, Petite Messe solennelle). A riempire d’orgoglio la Corale è che tra le sue file ha annoverato, dal 1953 al 1958, proprio Luciano Pavarotti, al quale ora si rende omaggio. «Siamo entrati insieme: lui come primo tenore e io secondo.

E con lui - dice il presidente, commendatore Romano Maletti - ci siamo imposti, nel 1955, al primo posto al concorso internazionale per cori amatoriali a Llangollen, in Galles. Un successo che Luciano considerava “La prima vittoria, la più cara”. E a Llangollen il tenore venne chiamato 40 anni dopo. E per l’occasione volle, a sostegno, anche la nostra partecipazione»

Con Luciano un altro prestigioso primo premio a Cork, in Irlanda, nel 1957.

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«Certo, Luciano ci ha dato una mano. Anche quando è diventato famoso - continua Maletti - non ci ha dimenticato: nel 1996 siamo stati con lui a Pesaro per l’inaugurazione del Palasport; nel 2001 per i suoi 40 anni di teatro: al Comunale c’eravamo anche noi con le voci più famose del mondo lirico». Nel suo straordinario percorso la Corale ha potuto far leva, dal 1933 al 1967, su un’altra voce eccellente, quella di Fernando, padre di Luciano. E per essere al passo con i tempi ha aperto ai bambini e ai giovani, dai 6 ai 20 anni, con “La Giovane Rossini”, diretta dalla maestra Francesca Nascetti”, e con il “Serial Singers Gospel Choir”, diretto da Roberto Penta, che costituiscono una sorta di piccola miniera per individuare elementi capaci di accedere nella Corale. Ma è da segnalare anche qualche difficoltà nel rinnovare il coro, una volta fino a 90 elementi e ora di una settantina.

«Si fa fatica a rimpiazzare chi ci lascia per varie ragioni - sostiene il presidente - i giovani hanno passioni diverse dal canto. La televisione ha rovinato un po’ tutti. Possiamo parlare di rinnovamento lento. Un coro, come il nostro, di circa 70 persone, è raro trovarlo in altre città. Siamo una vera scuola di canto, con diverse specializzazioni. Certo, ci vuole un po’ di sacrificio, perché operiamo con serietà».

Per il direttore Luca Saltini «Bisognerebbe far leva sull’educazione musicale che, purtroppo, non viene fatta abbastanza a scuola. Meno di 50 anni fa c’era il piacere di cantare. Ora i giovani studiano anche in conservatorio e sono, forse, più preparati di quelli che una volta andavano ad orecchio. Ascoltano più musica moderna e si dimenticano che la musica lirica e il melodramma sono nati in Italia».

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L’intervento di Pietro Adani, che da anni cura il trimestrale dell’associazione, tende a ricordare che «La Corale costituisce una porta aperta al teatro e al canto professionale. Pavarotti ne è un esempio. Di recente sono diventati coristi di teatro Paola Scaltriti e Alessandra Demaria. Come solisti si sono affermati il soprano Serena Daolio, il mezzosoprano Enrica Fonzar, il basso Riccardo Ferrari e il tenore Massimiliano Barbolini». E il vice presidente Nicola Gemma (già colonnello dell’aeronautica) evidenzia che «Il ricambio c’è ed è soprattutto femminile, come risulta dalle richieste. Qualche problema, invece, lo creano gli uomini». E dire che le donne sono entrate, ufficialmente, nel coro soltanto nel 1989, anche se a loro si è fatto ricorso nel tempo, «quando - spiega Saltini - per il completamento dell’opera veniva richiesta la presenza femminile e si voleva fare della musica seria. Fino agli anni Sessanta le corali erano costituite solo da uomini, perché un coro fatto della stessa sezione si amalgama meglio. Anche ora di cori femminili ne esistono pochi».

Il maestro non nasconde le difficoltà del suo lavoro. «I coristi non sempre sono preparati adeguatamente. Hanno bisogno di essere educati a livello di orecchio e musicale. L’insegnamento non è individuale ma attraverso l’inserimento nel coro. Si fa prima un’audizione per decidere se il partecipante ha le caratteristiche necessarie: l’intonazione, la capacità musicale e ritmo. Poi lo si inserisce in prova per un mese o due per verificare e sue attitudini, accanto ad un esperto».

Qui si lavora sodo. La sede in via Livio Borri («l’abbiamo costruita noi, pagata tutta noi ed è nostra», sottolinea Maletti con fierezza) è un vero tempio del canto. «Facciamo tre prove settimanali, una soltanto con uomini, un’altra con le donne e poi tutti insieme. È possibile - spiega Saltini - anche la divisione in sezioni e sottosezioni, perché con me c’è il maestro Carpani, vice direttore». La fatica non è di poco conto, ma le soddisfazioni ripagano i sacrifici. Non ci sono compensi. Anzi anche i coristi, come il presidente, pagano la tessera di iscrizione all’associazione. Un autofinanziamento. Si può diventare socio per aver diritto di frequentare la sede e avere delle agevolazioni. «Ci sosteniamo - rivela il presidente - con le nostre prestazioni, con l’aiuto dI Regione, Comune, Fondazione Cassa di Risparmio, qualche industriale e appassionato. Anche se constatiamo che una volta si elargiva di più. Oggi diventa sempre più difficile avere sostegni».

La Rossini è custode della nostra migliore tradizione lirico-vocale. «E come lei ce ne sono - dice Saltini - pochissime in Italia. Abbiamo partecipato, negli ultimi anni, ai festival dei cori in Val Pusteria e abbiamo constatato che sempre meno sono i cori lirici. Un festival con più stranieri che italiani. E all’ultimo c’eravamo solo noi come coro lirico italiano». Va guardato con meraviglia il suo lungo cammino: dal 1892 a Genova, per celebrare (secondo premio) Cristoforo Colombo nel quarto centenario della scoperta dell’America, al 2003 al Teatro Comunale, con la Freni, Ghiaurov e la Kabaivanska, per la visita del Presidente della Repubblica Ciampi; dal Teatro Brancaccio di Roma, per il concerto benefico, nel 2008, presentato da Milly Carlucci, al “Festival di Verdi”, a Parma con la Banda della Guardia di Finanza; dal Palapanini nel 2010, a piazza Grande, l’anno dopo, per il concerto “Con Luciano Pavarotti nel cuore”; dai due concerti al “Ravenna Festival”, nel 2013, a quello a Mirandola, diretto da Riccardo Muti. Senza contare i tanti premi, soprattutto nella prima metà del secolo scorso, tra cui spicca il concorso di Roma, nel 1927, quando la Rossini viene proclamata “Coro nazionale”. La Corale è ritenuta un patrimonio non solo modenese. Fa parte della cultura della città e va, a tutti i costi, difesa. «È auspicabile - conclude Maletti - instaurare collaborazioni con altri cori. Avviene già con il coro di Mirandola, con rapporti e scambi che costituiscono la base di un impegno comune». —

MICHELE FUOCO


 

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