I ragazzi di Missio Modena e quella porta da aprire a chi arriva e chiede aiuto
Esperienza estiva a Lampedusa si è trasformata in performance da proporre al pubblico per raccontare e far capire il tema della migrazione
Riportiamo un racconto dei partecipanti al campo “A porta si rapi di intra” - la porta si apre da dentro (Palermo e Lampedusa 23-31 luglio 2018) di Missio Modena, il centro missionario diocesano che è stato presentato nei giorni scorsi. Abbiamo proposto al pubblico di mettersi in cammino proprio come avevamo fatto noi, dal 23 al 31 luglio. Il risultato è stato un percorso attraverso il quale abbiamo raccontato di Fabrizio e di Porto M, di Alberto e di Borderline Sicilia, di Nino dell'Archivio Storico di Lampedusa e di altri ancora. Tutti loro ci hanno aiutato ad andare più a fondo sul tema della migrazione. I molti volti che si sono fatti nostri compagni di viaggio sono riusciti ad incontrare anche i tanti partecipanti a questo primo momento di restituzione. Si è voluto dar voce così non solo all'esperienza, al viaggio, ma direttamente alle persone che ci hanno chiesto di esprimersi ed esporci. Abbiamo voluto sottolineare che per noi esiste un racconto alternativo, nemmeno noi abbiamo una risposta a tutto; come si leggeva da una didascalia delle foto: “Non avrò la verità in tasca ma quella da non perdere è l’umanità”. Sicuramente non possiamo più fidarci ciecamente delle notizie che ci arrivano dai classici canali di comunicazione, che preferiscono affrontare il tema della migrazione come una crisi piuttosto di considerarla un fenomeno. La migrazione non può essere una notizia negativa di una cronaca, destinata a risolversi nelle pagine del quotidiano della settimana prossima, bensì una normale evoluzione della nostra storia, che ci invita a responsabilizzarsi di fronte alla sofferenza di altri popoli che condividono con noi la stessa e unica razza umana. Forse ce ne siamo resi conto proprio fermandoci a commemorare la Giornata della Memoria e dell'Accoglienza, anniversario del naufragio di Lampedusa, avvenuto la notte del 3 ottobre 2013. Abbiamo voluto ricordare i 368 morti (accertati) di quella strage e dar loro dignità di uomini contro l'invisibilità dei numeri, unica informazione che sembra imprimersi nelle nostre deboli memorie. 368 é solo un altro numero che allunga la lista dei morti in mare. Una lista che si è allungata fin troppo in questi cinque anni, trasformando il Mar Mediterraneo, un tempo culla di civiltà, in un cimitero di umanità. —
PAOLO SEGHEDONI
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