Modena. La diocesi vende case e terreni per aiutare chi ha più bisogno
L’annuncio del vescovo Castellucci: «Razionalizziamo per dirottare le nostre risorse su fini maggiormente utili»
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MODENA. L’apparato religioso modenese, annuncia il vescovo don Erio Castellucci, si libererà presto di alcune decine di immobili ritenuti non più idonei per gli obiettivi dettati dal prelato nell’ultima Lettera pastorale. È infatti in dirittura d’arrivo una “mappatura” delle proprietà delle 243 parrocchie dell’arcidiocesi che si estende anche in parte nel Reggiano.
Dentro la Chiesa modenese, dunque, è partita la “rivoluzione del mattone” attraverso un progetto di razionalizzazione dei tanti immobili e proprietà che la Diocesi e gli enti ad essa collegati hanno in città e paesi della provincia. Decine e decine di appartamenti, campi agricoli, case coloniche, canoniche e chiese disseminati un po’ ovunque: un patrimonio non piccolo, basti pensare alle numerose proprietà che la Chiesa detiene intorno a piazza Grande in pieno centro del capoluogo.
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Ieri ne hanno parlato oltre al prelato anche Lorenzo Selmi, presidente della Fondazione Auxilium e l’economo della curia Antonio Barbieri. «Abbiamo deciso di razionalizzare - spiega don Erio Castellucci - non tanto per motivi economici, anche se certi costi inutili è utile evitarli, ma perché dirottiamo le risorse per fini maggiormente utili. Le parrocchie sono informate, così come gli altri enti religiosi che in alcuni casi neppure erano a conoscenza esattamente del proprio patrimonio. Le strutture della Chiesa sono tante, molte non più utilizzate o utilizzate male per questo alcune decine verranno vendute anche se i tempi non sono quelli migliori da questo punto di vista. Risparmieremo anche in tasse perché nonostante quel che si dice anche la Chiesa paga le tasse. I tempi cambiano».
Il vescovo fa alcuni esempi: «Ancora non abbiamo la situazione precisa, ma ad esempio a Lama Mocogno abbiamo una struttura vuota che ci costa 13mila euro l’anno. Soldi che sarà bene utilizzare in altro modo».
Al piano accenna brevemente l’economo Antonio Barbieri: «In molti casi chiederemo agli eventuali affittuari se sono interessati all’immobile, in altri casi interverremo sui tanti beni che sono anche frutto di donazioni».
Lorenzo Selmi spiega: «Abbiamo dato mandato all’economo di fornire una situazione precisa di ogni proprietà attraverso un censimento. In questo modo quando saremo pronti avremo molto più razionalmente la possibilità di dedicare delle risorse alle attività più proprie della pastorale intrapresa da Castellucci. Avremo risorse ad esempio da destinare ai luoghi dedicati all’accoglienza, come abbiamo fatto recentemente alla Caritas di via dei Servi. E avremo i denari necessari anche per restaurare strutture come l’ex cinema Cavour di Modena che diverrà un refettorio. Oppure a favore dell’Istituto di scienze religiose che richiamerà studenti dalla intera regione». La rivoluzione di papa Francesco dunque arriva anche al mattone, a Modena e altrove: nella vicina Reggio, ad esempio, il vescovo Massimo Camisasca ha messo da poco in vendita tre ampi edifici in pieno centro. —
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