La mamma di Giuseppe «Cuore libero dall’odio ma vogliamo giustizia»
Struggente lettera della madre del 16enne ucciso da un amico «Nei giorni delle ricerche ha sviato le indagini» Perizia psichiatrica per il killer
ZOCCA
Per la prima volta la madre di Giuseppe Balboni, il 16enne ucciso da un coetaneo reo confesso, ha parlato dell’omicidio del figlio. E lo ha fatto ieri durante un evento organizzato alla polisportiva di Castelletto di Serravalle in ricordo di Giuseppe. Ha letto una struggente lettera: «Il 25 settembre suonano alla porta i carabinieri e i nostri occhi incrociano quelli del capitano e comprendiamo subito che Giuseppe è morto. Che non l’avremmo più rivisto. Non ci sono parole per descrivere quel momento, per esprimere un dolore devastante che diventa inaccettabile e incomprensibile per la mente umana. Tante domande si rincorrono nella mente e nel cuore senza trovare risposte. Perché a 16 anni tutto diventa assurdo. Sono troppo pochi per morire e lo sono anche per uccidere e tacere. Non ci sono motivazioni che possono giustificare un atto di così estrema crudeltà, consumatosi in quella che sembrava una normale amicizia tra ragazzi coetanei e che doveva guardare al futuro e che si è consumata nell’oscura e inspiegabile morte. Noi che abbiamo sentito il ragazzo durante quei terribili giorni siamo rimasti colpiti dal suo distacco, dalla sua freddezza, dai veleni che ha saputo diffondere su Giuseppe per sviare le indagini. Non un attimo di smarrimento, non un minimo pensiero di pentimento, non un segno di rimorso. Il nostro cuore è libero dall’odio ma desideriamo che venga fatta giustizia senza inutili pietismi che chi ha agito sconti la sua pena e comprenda l’atrocità del suo gesto. Dev’essere un esempio affinché cose così orrende non capitino mai più. Non si può morire a 16 anni per mano di un compagno di giochi e anche noi adulti dobbiamo riflettere sulle armi lasciate incustodite e cariche. Facile preda di chi vuole usarle».
Un tema toccato anche da uno dei legali della famiglia Balboni, Domenico Morace: «Non è normale che un revolver calibro 38 caricato e pronto all’uso - spiega l’avvocato - sia lasciato in cucina a disposizione di chiunque. E lo dico perché sarebbe giusto tutelare l’incolumità dei propri figli. Non è la prima volta che si sente di incidenti del genere».
Il legale ha aggiunto anche una novità sul piano giudiziario: «Ci è stata notificata ieri la richiesta presentata dal pm Alessandra Serra per l’incidente probatorio per eseguire una perizia psichiatrica e chiarire così cosa abbia spinto l’amico di 16 anni a uccidere Giuseppe. Attendiamo ora la decisione del gip. A noi interessa la verità». —
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