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Formigine: "Mio figlio picchiato e bullizzato, denuncio"

GIOVANNI BALUGANI
Formigine: "Mio figlio picchiato e bullizzato, denuncio"

La madre del bambino di otto anni finito in carrozzina non ottiene risposte dalla scuola e annuncia un esposto

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FORMIGINE. Bullizzato, percosso e umiliato per mesi. Con tanto di certificati medici a testimoniare i soprusi subiti. Un’escalation culminata con la rottura di una caviglia e un gesso che lo costringe a stare su una sedia a rotelle. Il protagonista è un bambino di 8 anni che frequenta una delle scuole primarie del territorio comunale di Formigine e il cui caso è stato reso pubblico dalla madre con un lungo video-denuncia pubblicato su Youtube. Ma oltre all’immancabile denuncia digitale, a breve arriverà anche quella vera e propria, un esposto in Procura che la famiglia, difesa dal legale Francesco Miraglia, si appresta a depositare contro il sistema scuola, reo di essere rimasto indifferente e impotente di fronte agli abusi.

IL VIDEO DELLA MADRE. Il racconto della donna su Youtube è dettagliato e descrive come l’inserimento del figlio nella classe sia stato difficoltoso: «Ci siamo trasferiti due anni fa a Formigine, appena in tempo per iscriverlo. La prima settimana è stata buona, ma subito dopo ha iniziato ad avere problemi con un paio di compagni. Tornava a casa con dei lividi e per questo abbiamo chiesto un incontro con gli insegnanti. Queste ci hanno detto che in classe c’erano un paio di alunni problematici e giustificarono il loro comportamento sostenendo che i genitori venissero da una classe sociale “bassa”. Ma ci avevano assicurato che, pur non accettando la responsabilità di quello che stava succedendo, avrebbero tenuto d’occhio la situazione».

Cosa che, sempre secondo il racconto della donna, non accadde. Anzi, la questione nel tempo è andata peggiorando e il figlio è diventato la vittima preferita di un ristretto gruppo di bambini che lei definisce come un “club”. I lividi erano all’ordine del giorno e nonostante l’andamento scolastico fosse ottimo, era chiaro come il quadro generale fosse psicologicamente insostenibile.

IN CURA DA UNO PSICOLOGO. «Per due anni interi lo hanno quotidianamente insultato e picchiato, stremandolo a tal punto che un giorno mi ha detto di non voler più andare a scuola. Faceva sogni violenti, aveva improvvisi sbalzi di umore e mi diceva spesso di come si sentiva stressato e sopraffatto. Mi ha chiesto anche di imparare mosse di autodifesa». La madre riferisce poi di un episodio in particolare in cui il capo del “club” ha minacciato il figlio di ucciderlo mentre brandiva un bastone. «Le maestre non si sono accorte di nulla». Per migliorare la situazione i genitori decidono di portarlo da uno psicologo: «Ci ha detto che c’erano dei problemi, ma il bambino grazie alla terapia ha iniziato a stare meglio e a gestire la situazione».

la caviglia rotta. Dopo le vacanze della scorsa estate trascorse serenamente con la famiglia, si torna a scuola: «A due settimane dall’inizio delle lezioni lo vado a prendere e noto che zoppica. La maestra sul diario mi scrive che si era fatto male in ricreazione e che avevano messo del ghiaccio sul ginocchio. In realtà scopriamo che si è fatto male a una caviglia correndo in cortile dove i bambini erano stati lasciati senza adulti e che è rimasto a piangere dolorante per dieci minuti in attesa che la maestra uscisse. Lo hanno portato al tavolo di un bidello e lì lo hanno lasciato, senza nemmeno farci una telefonata. Solo dopo 45 minuti lo hanno riportato in classe usando l’ascensore, perché non riusciva a camminare. Nei giorni successivi la caviglia è peggiorata tanto che non era in grado di camminare; lo abbiamo portato all’ospedale e i raggi hanno evidenziato la rottura di una cartilagine della caviglia. Lo hanno ingessato e ora si muove su una sedia a rotelle».

A quel punto i genitori vogliono andare in fondo alla vicenda e si rivolgono all’avvocato Miraglia, con cui organizzano un incontro con il preside e gli insegnanti. Questi ultimi non si presentano, mentre il preside, stando al racconto della madre, è scontroso e minimizza l’infortunio del bambino, che invece a casa aveva poi specificato di essere stato spinto. Un atteggiamento di superficialità, quello del preside, inaccettabile per la famiglia, che ora chiede alla Procura di fare luce su quanto accaduto e sul comportamento di direttore e insegnanti. —

GIOVANNI BALUGANI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI .

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