Guido Cammeo commissario di Ps odiato dal duce
Figlio del rabbino di Modena fu responsabile dell’ordine pubblico nella manifestazione in cui morirono 8 fascisti fu perseguitato dal regime
Un lavoro lungo, snervante per quanto minuzioso quello di Fabre e Capristo, tra archivi polverosi e volumi dimenticati. Il loro libro, pubblicato dal Mulino (“Il Registro”, 340 pagine, 26 euro) riporta alla luce storie di uomini e donne a cui la prefazione di Michele Sarfatti e Adriano Prosperi cercano di restituire vita e dignità anche se nessuno di loro è più in vita.
Tra le altre c’è un altra storia incredibile che torna, ed è quella del modenese Guido Cammeo, che Mussolini odiò con ferocia unica.
Ma cosa aveva fatto di tanto grave il figlio dell’ex rabbino di Modena, scrupoloso commissario di polizia?
Nel 1920, epoca di squadristi rampanti e omicidi, durante una manifestazione di protesta, comandava un drappello di guardie in ordine pubblico, assieme ai carabinieri. Quando in via Emilia passarono gli uomini in camicia nera non si tolse il cappello in segno di rispetto davanti al labaro con le insegne del fascio. Tanto bastò per procurargli sberle, pugni e una randellata in testa. Finì a terra, iniziò la sparatoria che coinvolse anche reparti dell’esercito. Otto fascisti furono uccisi. Cammeo rifiutò ogni amnistia, chiese di essere processato e nel 1923 fu assolto, un anno dopo il colpo di Stato di Mussolini. Tutti i funzionari dello Stato testimoniarono per lui. Il duce, che era piombato a Modena due anni prima per la commemorazione ufficiale, se la legò al dito.
Cammeo, moglie cattolica e sette figli, dopo otto trasferimenti finì a Foggia dove lo trovarono le leggi razziali.
Mussolini chiese al suo capo della Polizia, Arturo Bocchini, di epurarlo ai primi di marzo del ’38. La pratica rimase ferma ma pochi mesi dopo il provvedimento, già pronto, venne ritoccato nella data e diventò esecutivo.
Cammeo, nel frattempo diventato vedovo, si trovò con una piccola pensione e scomparve, nonostante il prefetto avesse presentato richiesta di clemenza nei suoi confronti. Niente da fare. L’ultima traccia che ci è rimasta, in archivio, è del 1942, quando chiede di andare a Roma, visto che ha quattro figli partiti per la guerra. —
S.C.
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