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libro-inchiesta di capristo e fabre 

Leggi razziali, riemergono i nomi degli epurati modenesi

Saverio Cioce
Leggi razziali, riemergono i nomi degli epurati modenesi

Dopo 80 anni la ricerca negli archivi della Corte dei Conti a Roma porta alla luce i nomi degli ebrei allontanati dall’amministrazione dello Stato: 18 i modenesi

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MODENA. Scomparvero da un giorno all’altro, allontanati con vergogna da tutte le amministrazioni dello Stato che avevano servito con onore, dedizione e con piena soddisfazione dei loro superiori.

Tra la fine del 1938 e il 1940 sparirono senza lasciar tracce, se non nella memoria spaventata o complice dei loro colleghi, 720 ebrei che sino a pochi giorni prima avevano una carriera consolidata, risultati scientifici, scoperte e pubblicazioni. Tra loro c’erano anche diciotto modenesi.

I loro nomi sono riaffiorati grazie alla tenacia di Giorgio Fabre e Annalisa Capristo, che hanno appena dato alle stame un libro-inchiesta sugli ebrei allontanati per le leggi razziali. Una sorta di “Shindler List” alla rovescia, molto italiana. «Quando abbiamo iniziato questo lavoro - spiegano gli studiosi - non riuscivamo a capacitarci di questa gigantesca rimozione collettiva. A settant’anni dalla fine della guerra e dalla cancellazione di quelle leggi, nessuno in Italia si era preso il disturbo di riabilitare le vittime di quella discriminazione. Individualmente: non avevano commesso nessun reato, erano italiani, non avevano demeritato sul lavoro ma furono privati di ogni di sostegno economico. Le indennità, quando arrivarono, furono dimezzate. In altri casi mai versate, come dimostrano i registri della Corte dei Conti».

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Sui grandi fogli ingialliti ci sono quei segni rossi di fianco ai nomi e la scritta “razza ebraica”. Bastava: a fianco la data dell’allontanamento, la messa a riposo, il diritto eventuale alla pensione, i ricorsi. Da un giorno all’altro quegli italiani di religione ebraica erano diventati nemici anche se con tutti gli altri italiani avevano condiviso per generazioni scuole, servizio militare, sacrifici in trincea, partecipazione politica. Anche chi aveva obbedito con entusiasmo al regime, e magari insegnava “mistica fascista” e “cultura fascista” a scuola.

Senza tener conto dei militari, dei liberi professionisti e dei dipendenti di altre casse mutue - è una storia tutta da esplorare - sui 720 ebrei italiani elencati dai due studiosi ci sono anche i modenesi. Si va da docenti come Emilio Teglio, preside del liceo Ariosto a Ferrara, fratello del sindaco di Modena Ferruccio Teglio, cacciato dalle violenze fasciste nel ’21, ai docenti universitari come Marcello Finzi (docente di diritto e procedura penale), Gina Luzzatto (botanica, facoltà di Agraria), Ettore Ravenna (docente di anatomia e istologia Patologica), Benvenuto Donati (docente di Filosofia del diritto, il più famoso), Angelina Levi (aiuto in farmacologia). Ci sono poi gli insegnanti delle scuole elementari e superiori: Edna Letizia Roscena (Istituto Corni), Lidia Teglio (Provveditorato), Giulia Pugliese Michelini (docente di lettere al liceo Muratori), Lidia Teglio (Ispettorato Scolastico). E poi i vertici dell’amministrazione della giustizia: il pretore Fortunato Crema, il cancelliere Emilio Rimini. Così come furono eliminati con un tratto di penna il direttore dei Monopoli e responsabile della Manifattura Tabacchi; Federico Castelbolognesi, due operai delle stesse Manifatture, Ercole Mantovani ed Elvira Ravà in Bedini. Epurata dalla sera alla mattina anche Giulia Modena in Battelli, aiuto nella Conservatoria dei registri ipotecari.

Infine Leone Maurizio Padoa, docente di chimica e scienze all’università; di lui non si è saputo più nulla, sino alla fine della guerra, dopo l’allontanamento dalla cattedra. Di lui resta la traccia amministrativa, sempre nei registri della Corte dei Conti, perchè insegue la rettifica della liquidazione: è il 1943, il regime sta per crollare. Poi più nulla, sino a quando il suo nome riaffiora dagli elenchi dei deportati ad Auschwitz. Ed è tutto quello che sappiamo, la data di morte. —




 

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