Nicoleta, una vita di strada tra incidenti, botte e l’omicidio
La prostituta rumena uccisa e bruciata fu investita da un’auto pirata a Vicenza Dopo un pestaggio venne a Modena per “cambiare aria”. Vi ha trovato la morte
Investita da un’auto pirata e lasciata instrada con gravi lesioni. Bastonata brutalmente. Infine uccisa probabilmente dallo stesso cliente che poi l’ha bruciata e gettata tra i rifiuti di un bassofondo di periferia. Questa la terribile vita di strada di Nicoleta Neata Vasilica, la 31enne rumena identificata dai carabinieri di Modena e dalla Medicina Legale attraverso una brillante indagine interprofessionale. Oggi uno scheletro carbonizzato conservato da un mese e mezzo in Medicina Legale. Una vita maledetta che l’ha esposta a ogni tipo di ingiuria ma che aveva fatto sua fino in fondo. Il suo motto era: «Faccio quello che voglio e dove voglio». Una dichiarazione d’orgoglio via social per ribadire la disperata voglia di fare da sola e di decidere il suo destino. Ma prostituirsi sulle strade comporta mancanza di libertà. Troppo spesso ci si trova in balia di sottomissione, violenze e casi atroci.
Nicoleta proveniva da un piccolo paese al centro della Romania, non lontano da Brasov. Con la sua famiglia ha condotto un’infanzia modesta in un villaggio di campagna ma sicuramente più tranquilla di ciò che l’aspettava. Poi si è trasferita da ragazza in Italia. Si sa poco di cosa le è accaduto. Fatto sta che si è allontanata dalla famiglia - in parte residente a Modena - per vivere a Bassano del Grappa. Probabilmente le sua fuga era legata alla voglia di sentirsi libera, di fare soldi facili, di avere un tenore di vita agiato: si calcola che in quella zona una prostituta può guadagnare fino a 8mila euro al mese. “Lavorava” sui marciapiedi di Vicenza città, specie in viale San Lazzaro.
Proprio lì è arrivato il primo colpo del destino. Sono le 4 di una notte di dicembre del 2013, poco dopo Natale, quando arriva un’auto a forte velocità che sbanda, la colpisce, la scaraventa in mezzo alla strada, frantuma la vetrina di un negozio, poi raddrizza la corsa e fugge. Questa scena si svolge in pochi secondi, ma per la ragazza durerà per sempre. Nicoleta giace gravemente ferita in mezzo alla strada. Passerà del tempo prima che qualcuno chiami i soccorsi. L’autista pirata non sarà mai identificato. La porteranno all’ospedale San Bortolo di Vicenza dove le impianteranno il chiodo endomidollare che incredibilmente diventerà l’unico appiglio certo per arrivare alla sua identificazione dopo l’assassinio e il rogo: un chiodo ortopedico importato in Italia per due soli interventi.
Dopo un lungo decorso operatorio e riabilitativo, la rumena ormai 27enne - un’età avanzata per la sua attività - torna sui marciapiedi. Non sta bene, ma cerca di riprendere la vita di prima. Passano due anni e succede un altro episodio per lei catastrofico. Come ricostruisce “Rotalianul”, il quotidiano per rumeni in Italia, è quasi certamente Nicoleta la povera prostituta di cui si occupano le cronache vicentine nel 2016 per un brutale pestaggio notturno. Se le testate parlano di una rumena di diverse età, tutto lascia credere che si tratti proprio di lei. È lei la donna presa da parte da un protettore e bastonata selvaggiamente. Il bastone: la stessa arma che per lei diventerà strumento di morte il 29 agosto a Modena. Un’arma primordiale usata per sottometterla fino a ucciderla. Dopo il pestaggio e nuove cure ospedaliere, Nicoleta decide di “cambiare aria”. Lascia Vicenza e torna a Modena, dove abitano alcuni suoi familiari. Non si sa in che rapporti fosse con i parenti. Ma è sicuramente significativo che dopo la sua morte nessuno abbia sporto denuncia ufficiale di scomparsa.
A Modena Nicoleta prende casa, forse con alcune sue “colleghe”, e frequenta il marciapiedi della zona Cialdini. Si trova vicino all’incrocio con via Emilia Ovest e viale Italia: una zona frequentata di notte attivamente dalla prostituzione rumena. E lì è stata “agganciata” il 29 agosto da Raffaele Esposito, il cuoco 34enne di Savignano accusato di averla uccisa e bruciata. Lui nega di averla assassinata. Non nega invece di averla carbonizzata nello squallido piazzale a San Donnino. Per cancellare la sua identità, dicono gli investigatori. Per panico, dice lui. —
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