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Planetario di Modena: Da una finestra sul cielo l’incantesimo delle stelle alla portata della città

Arianna De Micheli
Planetario di Modena: Da una finestra sul cielo l’incantesimo delle stelle alla portata della città

La struttura di via Barozzi diretta dall’ingegner Enrico Artioli Tante sorprese all’interno e una cupola davvero particolare

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MODENA “E dunque uscimmo a riveder le stelle”. Noi invece, per riveder le stelle, entriamo nel buio profondo. Con un sollievo dell’anima quasi dantesco. Un’occasione rara in un’epoca vessata da ogni sorta di inquinamento, luminoso in pole. Succede alle due del pomeriggio di un giorno baciato dal sole. Il che fa dell’incontro con le costellazioni un’esperienza tanto surreale quanto commovente. «È la peculiarità del Planetario di Modena - spezza l’incantesimo, ma neanche poi tanto, la voce di Enrico Artioli direttore del Civico Planetario Francesco Martino - al contrario della maggior parte delle altre strutture che prevedono una cupola in muratura, questa è in alluminio traforato.

Una scelta felice che garantisce il buio totale». Un buio come si conviene che per la nostra città si traduce in una nota di merito capace di tenere testa a planetari ben più grandi e con maggiori risorse. Qui la vera risorsa - di fatto insostituibile - è la devozione. In primis di Artioli, ingegnere nonché docente di elettronica all’Istituto Corni. In carica da tre anni, il direttore, con il sostegno di collaboratori e volontari, è riuscito a risollevare le sorti di un gioiello che, nato per volontà di Francesco Martino e Mario Umberto Lugli, entrambi docenti di fisica, rischiava di dover chiudere i battenti. Archiviando così un entusiasmante viaggio astrale iniziato nel 1975 con l'arrivo del primo proiettore di matrice giapponese, il Goto EX3. Un unicum mai visto in Europa poi rimpiazzato dal tedesco Zeiss ZKP2, proiettore elettronico che oggi, per volontà dello stesso Artioli, può anche contare su un’aggiuntiva soluzione tecnologica atta alla proiezione emisferica.

Nostalgico dei tempi in cui alla maturità scientifica come materia a scelta si portava geografia astronomica - oggi l’astronomia è sparita dai programmi ministeriali - il professore si è votato alla causa della “più sublime tra le fisiche scienze” (parola di Giacomo Leopardi). L’obiettivo? «Fare del planetario un luogo della città. Un luogo a disposizione di chiunque, scuole in testa. Ma anche di bambini e genitori».

Ecco dunque che a Modena al planetario ci si va nel pomeriggio mano nella mano con mamma e papà. Un percorso tematico “dal vicino al lontano” che vuole accendere l’interesse dei più piccoli e risvegliare l’io curioso degli adulti. «A fine ottobre inizieranno anche le lezioni di astronomia, scienza trasversale che riassume in sé tutte le altre scienze. Grazie ad incontri capaci di integrare teoria e attività in laboratorio, il Centro Sperimentale per la Didattica dell’Astronomia si propone di coinvolgere docenti, studenti e appassionati di ogni età». Che Artioli sia il primo tra gli appassionati è lapalissiano.

Tengono il medesimo passo due angeli custode di eccezione. Ultraottantenni con l’argento vivo addosso e mani miracolose, Luciano e Antonio sono amici abili in tutto. Una volta in pensione hanno deciso di dedicare buona parte del loro tempo alla cura del planetario nostrano. Refrattari alla luce della ribalta, innamorati delle luci del cielo. «Una doppia presenza davvero preziosa» conferma il direttore mentre ci guida nei meandri di una struttura complessa che non si esaurisce nel solo planetario. Il laboratorio solare con tanto di celostata - ossia un sistema ottico costituito da due specchi piani usato per riflettere le radiazioni di un astro sempre nella stessa direzione - la biblioteca-museo, l’affascinante pendolo di Foucault... ogni angolo riserva una sorpresa. —
 

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