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Piazza San Pietro a tinte gialle e blu per salutare San Francesco Spinelli

Davide Berti
Piazza San Pietro a tinte gialle e blu per salutare San Francesco Spinelli

Il sacerdote che ha fondato le Suore Adoratrici e Casa Famiglia è stato proclamato Santo dal Papa

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INVIATO A ROMA

Erano le 10.37 quando ieri mattina Papa Francesco, davanti ad una piazza San Pietro gremita da oltre settantamila persone, ha proclamato Santo don Francesco Spinelli. Il fondatore delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento e di Casa Famiglia è stato salutato da un lungo applauso, le centinaia di modenesi sparsi per la piazza hanno sventolato le bandane, tra loro anche il vescovo Erio Castellucci, che ha seguito la cerimonia insieme ad alcune suore e in mezzo alla comunità modenese in trasferta. Neanche a farlo apposta, sembrava proprio che il “tifo” fosse tutto per quella porzione di cuore modenese che Spinelli porta con sè: le suore adoratrici vestite di blu, i fazzoletti gialli simbolo della canonizzazione di don Francesco, creavamo un gioco cromatico tutto modenese.

Merito di chi trasmette tutti i giorni i valori che hanno contraddistinto la vita di Francesco Spinelli, ieri al fianco di altri sei nuovi Santi che Papa Francesco ha voluto ricordare nella loro missione. Una cerimonia sobria ma molto significativa con al centro Paolo VI, Oscar Romero, Francesco Spinelli, Vincenzo Romano, Maria Caterina Kasper, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e Nunzio Sulprizio: «Li iscriviamo nell'Albo dei Santi, stabilendo che in tutta la Chiesa siano devotamente onorati tra i Santi».

I santi vivono «senza tiepidezza, senza calcoli» e senza «mezze misure», ha detto Papa Francesco nell'omelia della messa di canonizzazione.

«Paolo VI - ha proseguito Papa Francesco - ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini e facendosi suo testimone nell'annuncio e nel dialogo, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri. Paolo VI, anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente. Oggi ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità. È bello che insieme a lui e agli altri santi e sante odierni ci sia mons. Romero, che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli. Lo stesso possiamo dire di Francesco Spinelli, di Vincenzo Romano, di Maria Caterina Kasper, di Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e anche del nostro ragazzo napoletano, Nunzio Sulprizio, il santo giovane, umile, che ha saputo incontrare Gesù nel silenzio, nelle sofferenze e nell'offerta di sé stesso. Tutti questi santi, in diversi contesti, hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l'ardore di rischiare e di lasciare. Il Signore ci aiuti a imitare i loro esempi».

La ricchezza, ha spiegato Bergoglio, «rende difficile persino salvarsi». E il problema non è la severità di Dio. Il problema è «il nostro troppo avere, il nostro troppo volere ci soffocano il cuore e ci rendono incapaci di amare». Il cuore è come una «calamita», ha detto: «si lascia attirare dall’amore, ma può attaccarsi da una parte sola e deve scegliere, o amerà Dio o amerà la ricchezza del mondo». Tra i 70mila fedeli raccolti in piazza e arrivati da ogni parte del mondo c’erano anche la Regina Sofia di Spagna, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i presidenti del Cile, di El Salvador e di Panama. Anche ai potenti, il Papa ha suggerito che la grazia da chiedere è quella di «lasciare le ricchezze, le nostalgie di ruoli e poteri, le strutture non più adeguate all’annuncio del Vangelo, i pesi che frenano la missione, i lacci che ci legano al mondo».

Un mondo dove anche ieri la gente di Modena ha scelto di stare, per dipingerlo un po’, di giallo e di blu, colori di una fede vissuta tra la gente, come le Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento. —





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