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IL PROGETTO 

Al S. Agostino un’altra novità Sarà il centro per l’educazione

STEFANO LUPPI
Al S. Agostino un’altra novità Sarà il centro per l’educazione

Si tratta di una struttura innovativa di livello internazionale denominata Fei Farà ricerca, test e design di esperienze innovative legate all’insegnamento

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Un centro internazionale per l’educazione in campo educativo, con base in Italia, il cui scopo è espandere il potenziale dell’educazione nella società. È lo scopo del Fei, il “Future education institute (Fei)” che troverà casa all’interno del rinnovato ex ospedale S. Agostino. La novità emerge dal nuovo documento «Il progetto del nuovo Polo culturale. Gli obiettivi, la condivisione, la strategia» - fornito nei giorni scorsi ai consiglieri comunali .

Il “Future education institute (Fei)” avrà come scopo di «espandere il potenziale dell’educazione nella società, insediando in città il primo ecosistema educativo a Modena, attraverso un mix unico di ricerca, test e design di esperienze educative, accelerazioni di soluzioni tecnologiche e sviluppo di collaborazioni internazionali» ( a pagina 100 del documento). Intorno al futuro dell’ex ospedale, la cui idea di restauro pure molto modificata rispetto a quanto progettò Gae Aulenti, si stanno concentrando le attenzioni di molti tanto che anche l’attuale ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli avrebbe puntato un “faro” del progetto “Ducato Estense” voluto dal suo precedessore Dario Franceschini.

Nelle 161 pagine del documento diffuso in consiglio tutto è chiarissimo e, dopo numerose sezioni dedicate alla storia degli istituti culturali e della “filosofia” delle attività previste, si pone attenzione alle “Digital humanities” e, appunto all’internazionale Fei. Questo, spiegano i 37 esperti che lavorano intorno alla gestione del S.Agostino, dovrà fondarsi «su filoni di ricerca metodologica, esperienze di ricerca e sviluppo, produzione di proof of concept, creazione di comunità di pratiche, condivisione e divulgazione, per disseminarne il portato nella società e diventare un faro internazionale sul tema».

Insomma il lato pratico della cosa parrebbe ancora lontano e allora conviene tornare indietro nella lettura e, a pagina 50, leggere il capitolo relativo ai “prossimi passi” che dovranno comprendere una “comunicazione integrata”, la «definizione di un corporate idendity» e un «modello di governance». In altra parte del corposo documento si raccontano i vari passaggi storici e amministrativi che interessano l’ospedale fondato a metà ’700 dal duca Francesco III.

Si tenta, come si legge a pagina 151, una prima organizzazione riguardante la gestione della complessa “macchina” culturale. Si parla di collaborazione tra i musei spiegando che «saranno gli istituti nella loro autonomia a decidere le traiettorie lungo le quali ripensare le proposte culturali alla luce delle nuove potenzialità che il Polo offre». Poco prima, a pagina 100, si dice che ci saranno calendari comuni delle iniziative tra i vari istituti e si spiega anche che arriverà il «coinvolgimento degli operatori culturali non si può limitare solo agli inquilini del Polo, e si estenderà agli attori sociali della città». Già sarà complesso fare “dialogare” responsabili di strutture culturali così diverse, coinvolgere altri sembra un azzardo che meriterà comunque maggiori approfondimenti .

Ma appunto oggi occorrerà capire che ne pensano gli “inviati” o ispettori che dir si voglia da Roma e Bologna del Ministero. E si attende che la Soprintendenza dica la sua sugli approfondimenti richiesti.

E venerdì in commissione interverrà la direttrice delle Gallerie Estensi Martina Bagnoli che già in passato ha limitato molto il passaggio di libri dalla Biblioteca Estense al Sant’Agostino. Cambierà qualcosa?

Intanto arriva la voce che si voglia trasformare l'advisory board composto da esperti, dirigenti e direttori in una nuova Fondazione per la gestione dell’ex ospedale. —

STEFANO LUPPI

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