“Battista Cannatelli” il romanzo riscoperto di Francesco Selmi
Il chimico e patriota modenese lo pubblicò a Napoli nel 1866 Ne esistono ancora alcune copie. E ora si può leggere on line
Chimico (sua la cura della monumentale Enciclopedia scientifica e industriale, in 11 tomi, della UTET), patriota e letterato, noto anche per gli sudi su Dante, Francesco Selmi (1817–1881) viene indagato, a conclusione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita, e presentato presso la sala consiliare del Comune di Vignola, sabato 13 ottobre, come scrittore dell’unico romanzo pubblicato, il “Battista Cannatelli”.
Lo studioso Piero Venturelli farà luce sulla vicenda editoriale del romanzo, con letture di brani di Andrea Santonastaso e note musicali di Andrea Candeli.
Perché è poco nota la sua attività di scrittore?
«Molti suoi romanzi e racconti risultano tuttora inediti. I manoscritti sono conservati nel fondo archivistico Selmi della biblioteca civica di Vignola, dove ho condotto ricerche, in collaborazione con il personale. Alcuni scritti hanno un indiscusso valore letterario e meriterebbero ben altra fama. Il “Battista Cannatelli”, uno dei testi narrativi più lunghi e letterariamente riusciti, per il senso della misura narrativa e stilistica, oltre che per l’invenzione di episodi e momenti umoristici, è l’unico romanzo che l’illustre vignolese mandò alle stampe, nel 1866 a Napoli presso la Stamperia del Vaglio, con lo pseudonimo Italo De’ Vecchi. Il sottotitolo del “Battista Cannatelli” recita: “Modena nel triennio dopo il 1831”. Lo sfondo del racconto è quello della Modena nei tre anni che seguirono la congiura del 1831 e l’esecuzione di Ciro Menotti, una fase in cui le forze ducali austroestensi erano impegnate a sventare nuovi complotti, veri o presunti, con il risultato che le carceri modenesi si riempirono ben presto di sospetti cospiratori».
Qual è il contesto letterario?
«È quello del romanticismo, delle grandi idealità e degli alti sentimenti. In questo romanzo, come in altre opere di Selmi e nella sua stessa quotidiana condotta di vita, risaltano le tre grandi virtù: la fortezza, la carità e la giustizia. Molti gli elogi da più parti, ma il romanzo non fu un successo editoriale, perlomeno a Napoli, con poche copie vendute. Oggi esemplari del libro sono custoditi in biblioteche pubbliche anche straniere. Copie sono in biblioteche di Modena e provincia. È possibile leggerlo anche online, su Books Google».
Perché la pubblicazione a Napoli?
«Selmi era in contatto con ambienti intellettuali partenopei che facevano ancora tesoro della lezione culturale che aveva offerto, dagli anni Venti agli anni Quaranta dell’Ottocento, una straordinaria figura di linguista e educatore, Basilio Puoti. Il “Battista Cannatelli” fu stampato a Napoli perché in quella città lo si considerò subito un romanzo molto adatto alla formazione tanto linguistica quanto civile dei giovani. Infatti, era scritto in una prosa italiana di pregevole qualità e la vicenda narrata mostrava che all’uomo è sempre possibile rimanere integerrimo e onorato, anche in contesti difficili». —
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