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Costi, progetti, A22 e politica i nodi irrisolti sull’autostrada

A.SE
Costi, progetti, A22 e politica i nodi irrisolti sull’autostrada

La Regione e le associazioni scrivono al ministro, il premier tiene aperta la partita Tagliavini: «Conti e ruoli non tornano, con le prescrizioni manca un miliardo»

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«Il capitolo non è chiuso». Si è limitato a questa puntualizzazione il presidente del Consiglio Conte, in replica a quanti sabato in occasione della sua presenza a Bologna all’evento del volontariato nella Protezione civile gli chiedevano delle infrastrutture in Emilia Romagna. Purtroppo, al di là di tanti proclami, l’interesse vero emiliano è solo sulle infrastrutture autostradali, Bretella, Passante e Cispadana.

Tant’è che, oltre alle sollecitazioni del presidente della Regione che denuncia di non avere avuto alcuna risposta dal ministro Toninelli ad una sua specifica richiesta di incontro, c’è la recente relazione inviata sul tema Cispadana al Ministro Toninelli, a firma di Confartigianato Ferrara, ma sottoscritta dai i senatori Paola Boldrini (Pd), Alberto Balboni (FdI), i consiglieri regionali Pd, i colleghi della Lega, Alan Fabbri e Marco Petazzoni, oltre a Cna, Confindustria, Legacoop, Confcooperative, Confesercenti e altri. Nel testo si elencano le ragioni per portare a compimento la Cispadana: dalla necessità di liberare le arterie secondarie dal traffico, alla considerazione che i tracciati autostradali sono oggi al collasso, al bisogno delle imprese di poter continuare a investire.

E come sempre sul tema Cispadana le verità non sono così unilaterali. Nei giorni scorsi infatti una delegazione dei comitati “No Autostrada” (favorevoli oggi alla strada a scorrimento veloce, per completare la Cispadana già realizzata) è stata ricevuta a Roma, scoprendo con i tecnici del ministero quale sia la questione delle competenze e dei costi.

«Da un punto di vista economico, ho provato a fare due conti su quanto manchi per realizzare davvero l’autostrada così “agognata”, e siamo nell’ordine di 1,1 miliardi - commenta Silvano Tagliavini, portavoce dei comitati No autostrada - Non sono ad esempio i 200 milioni di cui si parla, relativi solo alla quantificazione fatta dal Ministero rispetto ai conti sbagliati della Regione, una delle cause per cui Roma ha rispedito a Bologna la proposta di accollarsi il progetto. Quando poi si dice che il progetto è pronto dopo la commissione di Via si dice il falso. Non si è visto un progetto definitivo, che tenga appunto conto delle condizioni poste dalla commissione di Via, prescrizioni che se rispettate farebbero salire le cifre in questione, e di molto. Manca poi dal progetto definitivo la Conferenza dei servizi che avalli quel progetto che non si vede. Manca ancora un progetto esecutivo, operativo, che deve essere chiaramente accompagnato dalla precisione di chi fa cosa. Perché ad esempio dopo due anni dal tentativo goffo di ritrasformare in società pubblica Autobrennero, costringendola a ricomprarsi le quote cedute ai privati, non se ne è fatto nulla. La mossa doveva servire ad aggirare le norme europee che impongono di mettere a gara la concessione. I privati sono ancora in Autobrennero, e la concessione ad Autobrennero a questo punto non è così certa. Tantomeno la concretezza economica dell’impegno di Autobrennero in Arc, la società che è detenuta da Autobrennero al 51% e che vuole costruire l’autostada Cispadana. Senza Autobrennero, senza la concessione, cosa può fare Arc? Nulla», chiude Tagliavini. E la politica? Favorevoli Pd e Forza Italia, cerchiobottista la Lega Nord, che nel modenese è a dir poco spaccata su divario autostrada-strada veloce, contrari i 5 Stelle e le sinistre, che puntano dritti sullo scorrimento veloce. Ognuno con le promesse fatte ai rispettivi elettori. E sostenitori. Prima di parlare davvero di autostrada, insomma, ce ne sono di questioni ufficiali da sistemare. Figurarsi di questioni che restano spesso all’ombra di un affare da quasi due miliardi di euro. —

A.SE



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