Il pavullese Pinchiorri eletto miglior sommelier del mondo
Da Monzone a Firenze: il 75enne titolare della celebre enoteca ristorante è stato incoronato “re del vino"
PAVULLO. Giorgio Pinchiorri è il miglior sommelier del mondo. A incoronarlo “re del vino” a Marrakech è stata l'associazione Les Grandes Tables du Monde, che riunisce i più grandi ristoranti del pianeta. Il tributo a ciò che questo 75enne nativo di Monzone, ha saputo creare a Firenze (al civico 87 della centralissima via Ghibellina) in coppia con la moglie francese Annie Féolde (chef): l'Enoteca Nazionale prima (nel 1972) e poi dal 1979 il Ristorante Enoteca Pinchiorri il cui prestigio internazionale è diventato inarrestabile. Primo ristorante italiano ad avere tre stelle Michelin, primo in Europa ad avere la corona Wine Spectator (rinnovata dal 1984 tutti gli anni: c'è già quella 2019), il Cavalierato al Merito italiano e francese (1986 e 2006), il Fiorino d'oro (2004) e tanti altri riconoscimenti, tra cui tre nostrani che tuttora fanno bella mostra di sé all'ingresso del locale: il Pinone d'Argento assegnato nel 1994 da Pavullo (opera di Raffaele Biolchini) e quello Frignano Gourmet dato nell'aprile 2005, più il Premio Giorgio Fini Città di Modena (1997). Ora il riconoscimento della sua cantina (100mila bottiglie di vino da tutto il mondo) come la più bella del mondo. In tanta gloria, Pinchiorri è rimasto una persona semplice e speciale, pronto ad accalorarsi ancora di ricordi pensando a Pavullo e a Monzone, da dove è partito 14enne e dove ritorna tutte le volte che può, l'ultima volta ad agosto.
«Certo, perché “a sùn ed Pavòl” (dice in dialetto) e di Monzone in particolare, dove ho fatto le elementari e dove dopo la partenza con mia mamma sono tornato tante volte a trovare la nonna e il resto della famiglia. Amo ritrovare la mia gente e sentire i vecchietti che quando mi vedono mi dicono: “Oh, ma l'è turnè Giurgìn!”. E voglio tornare ancora per una grande festa, non per il titolo di campione del mondo, ma per i 90 anni della zia Clara. Mi ha dato tanto l'infanzia qui, insegnandomi anche che il vino si fa col cuore e con i piedi».
Cosa rappresenta questo premio?
«È il riconoscimento non a me ma a tutto lo staff dell'Enoteca, che è una grande famiglia e ha lavorato notte e giorno per dare sempre di più. Ho la fortuna di avere collaboratori di eccellenza assoluta. E aziende importanti che fanno vino solo per me: dedico il premio anche a loro. È un'enorme soddisfazione, ma non un punto d'arrivo: nella vita bisogna ricordarsi di quello che abbiamo fatto ma anche di quello che dobbiamo ancora fare. E io credo di avere ancora molto da fare in un mondo che corre e lancia sempre nuove sfide».
Siete amici con Bottura? «Da tanti anni. Al punto che ultimamente scherzando gli ho detto: “Però non puoi mica vincere tutti i premi tu, eh? Adesso mi rimetto a studiare e vedrai che porto a casa qualcosa anch'io”. Beh, posso dire che mi è andata bene».
Che cos'è il vino per lei? «Semplicemente, è ciò a cui ho dedicato tutta la mia vita». —
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