In tribunale a Modena: «A 15 anni finii in coma dopo le vodke al Kyi»
Ieri il processo al titolare della discoteca a Baggiovara di Modena: due ragazzi all'epoca solo quindicenni raccontano al giudice la serata iniziata con superalcolici al tavolo riservato e finita al pronto soccorso
MODENA. Il primo a parlare oggi è da poco maggiorenne ma ricorda bene cosa gli è accaduto la sera del 19 novembre 2015. Fin dove arriva la memoria. Aveva quindici anni.
IL RAGAZZO. È entrato al Kyi con amici, si sono seduti a un tavolo prenotato della discoteca, hanno ordinato da bere. E ha bevuto tre bicchieri di vodka a distanza ravvicinata. Poi è svenuto. È caduto in terra privo di sensi dentro il locale nel pieno della serata, tra la confusione e il passaggio di giovani, e si è svegliato al pronto soccorso circondato da infermieri e medici. Era stato sottoposto a un trattamento per coma etilico. Con lui c’erano i genitori. Il padre ha confermato al giudice la scansione cronologica, in base a quanto sapeva. Era presente in ospedale ad assisterlo.
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LA RAGAZZA. Poi ha parlato una ragazza all’epoca anche lei quindicenne. Una situazione simile con l’unica differenza sulla quantità di alcol: ha bevuto un solo bicchiere di vodka. Ma - forse per la corporatura e l’età - è bastato per mandarla in coma etilico. È stata caricata in ambulanza e portata la pronto soccorso. Per entrambi sono stati stesi referti medici poi passati alla polizia. E ieri mattina il giudice ha ascoltato anche gli agenti intervenuti.
Con queste testimonianze nell’aula di un tribunale ad opera di giovani da poco maggiorenni ieri è entrato nel vivo il processo contro Alessandro Anania, 27 anni, titolare del Kyi, la discoteca di Baggiovara al centro di altri casi simili di somministrazione di alcolici a ragazzini minorenni. Ultimo caso: il 6 ottobre un altro giovane è stato colto da un malore dopo una bevuta; caso che ha spinto il questore a chiudere il Kyi per venti giorni.
IL PRECEDENTE. Il caso arrivato al dibattimento davanti al giudice è invece la vicenda che suscitò clamore di ben tre ragazzini ricoverati la stessa notte, più un quarto trovato sbronzo; un caso che ha già avuto un ’anteprima processuale per l’identica vicenda di una sedicenne nel 2014 finita anche lei in coma etilico per una sbronza presa nel locale. Quindi un anno prima del caso ora sotto processo. In quella vicenda la ragazza risultò aver preso da bere al banco.
AL BANCO O AL TAVOLO? Il processo, terminato nel marzo scorso, finì con l’assoluzione di Anania in quanto il gestore del locale risultò estraneo: il suo difensore, avvocato Rosario Boccia, dimostrò che la gestione del bar era stata assegnata a una cooperativa, diventata quindi la sola responsabile nel somministrare alcolici. La ragazza era stata molto male. L’avevano trattata in ospedale. Vi furono controlli e nei confronti del locale in seguito vi fu anche un provvedimento di chiusura temporanea, partirono specifiche campagne contro l’abuso di alcolici e severi controlli in tutti i locali sulla somministrazione di alcolici ai minori. Eppure il gestore risulta estraneo: non era lui da processare, ma la cooperativa che gestiva il bar.
Questo aspetto sarà determinante per il nuovo processo in corso. In questo caso, invece, i due ragazzi testimoni hanno riferito che si trovavano al tavolo e che lì hanno bevuto. Quindi non c’è stata una somministrazione diretta del bicchiere pieno di superalcolico. Se in ballo c’è una bottiglia di vodka venduta a chi sedeva al tavolo e lì rimasta a disposizione, chi era allora responsabili per i malori di chi si è servito e ha bevuto? Alla prossima udienza si ascolteranno gli altri due quindicenni in coma etilico. —
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