Gazzetta di Modena

Modena

Il nuovo indicatore “Benessere equo e sostenibile” dei modenesi  situazione positiva con segnali da non sottovalutare 

Nuovo allarme: crescono i giovani che non studiano e non lavorano

Luca Gardinale

L’analisiIl primo “nemico” del Pil era Robert Kennedy, che nel ’68 espresse in maniera molto chiara le sue perplessità sul valore del Prodotto interno lordo: «Misura tutto, eccetto ciò che rende la...

2 MINUTI DI LETTURA





L’analisi



Il primo “nemico” del Pil era Robert Kennedy, che nel ’68 espresse in maniera molto chiara le sue perplessità sul valore del Prodotto interno lordo: «Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di esser vissuta». Cinquant’anni dopo, il Pil resta l’indicatore principale per misurare il benessere di un Paese, ma di certo non restituisce un’immagine esaustiva di tutto quello che non è meramente economico. Lo sa bene il Comune di Modena, che quest’anno ha deciso di inserire in via sperimentale un nuovo indicatore nel Documento unico di programmazione: si tratta del “Bes”, il Benessere equo e sostenibile, ovvero un insieme di parametri che spostano il baricentro dai temi economici a quelli sociali, sulla base di un concetto introdotto anche da Istat e Cnel. «Abbiamo provato a superare il dato puramente tecnico del Pil - conferma l’assessore al Bilancio Andrea Bosi - anche perché secondo noi il valore del Prodotto interno lordo non basta per fotografare la realtà socioeconomica di un Paese o di una città».

Ma quali sono dunque gli elementi principali emersi e inseriti nel Dup, contribuendo così a guidare le linee di azione del Comune per i prossimi anni? Partendo dall’aspettativa di vita, i numeri della città sono molto positivi e in continuo miglioramento: oggi i modenesi vivono mediamente 84,7 anni, mentre in provincia ci si ferma a 83,3 anni, in regione a 83,2 e in Italia a 82,8. «Numeri che richiedono decisioni specifiche dell’amministrazione in merito alle politiche a favore degli anziani - spiega Bosi - con una particolare attenzione a un’adeguata dotazione di servizi, rappresentata negli indirizzi strategici del Dup dallo sviluppo dei percorsi per nuove Case residenza per anziani da un lato, e dall’altro dal potenziamento dei progetti orientati alla domiciliarità». Ottimi i dati che riguardano il verde, dal momento che ogni modenese ha a disposizione 52,7 metri quadrati di verde urbano, ovvero tre più dei modenesi della provincia (49,1), staccando nettamente la media regionale e quella nazionale (rispettivamente a 39,5 e 31 metri per cittadino). E se anche i numeri dei servizi comunali per l’infanzia sono positivi (31,2% dei bambini sono presi in carico dai servizi, mentre in provincia ci si ferma al 25,8%, in regione al 25,7%, mentre il dato nazionale è addirittura al 12,6%), un aspetto problematico è quello dei cosiddetti “Neet”, i giovani che non studiano e non lavorano.

«Un dato non di facile rilevazione - aggiunge Bosi - dal momento che la stessa Istat ha due rilevazioni che contrastano tra loro, ma il dato della città è comunque di poco superiore alla media provinciale, in linea con quella regionale e sotto a quella nazionale». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google