Un gruppo di San Cesario sul cammino per Santiago
I coniugi Tonelli con alcuni alunni del “Venturi” e del “Levi” hanno percorso un tratto del lungo itinerario. «Un’esperienza per capire anche se stessi»
SAN CESARIO
Dopo avere partecipato qualche anno fa alla maratona di New York, Morena Borsari lo scorso anno aveva percorso da sola, in 26 giorni, gli 850 chilometri dell'itinerario francese del cammino per Santiago de Compostela, da Saint Jean Pied de Port a Santiago. L'introspezione che accompagna questa avventura ha voluto trasferirla quest'anno anche alla sua famiglia e col marito Davide Tonelli e cinque alunni del Venturi di Modena e del Levi di Vignola, tra i quali la figlia Francesca, ha percorso con loro i cento chilometri dell'itinerario spagnolo previsti per ricevere la Compostela, cioè il documento religioso redatto in latino e rilasciato dall'autorità ecclesiastica di Santiago de Compostela, a certificare il compiuto pellegrinaggio sulla tomba dell'Apostolo San Giacomo, patrono di Spagna.
Erano partiti da Bologna in aereo per Vigo, nel sud della Galizia e ai confini col Portogallo. Cinque le tappe per concludere il percorso: da Vigo a Redondela, da Redondela a Pontevedra, la città priva di auto, con la “Capela da Peregrina”, il santuario alla Madonna racchiuso in una basilica a forma di conchiglia, da Pontevedra a Caldas de Reis, da Caldas de Reis a Padron, da Padron a Santiago. Un “manipolo di alternativi”, così si è autodefinito il gruppetto sancesarese, che dopo avere abbracciato la statua del santo nella cattedrale di Santiago ha proseguito per altri 90 chilometri fino a Finisterre, uno dei punti più occidentali della Spagna che rappresenta il punto ufficiale di arrivo del Cammino di Santiago. I componenti: Morena Borsari, il marito Davide Tonelli entrambi di 46 anni e di San Cesario, la figlia Francesca di 17 anni, Matteo Ferraguti della Cavazzona di Castelfranco di 17 anni, Francesca Ceriani e Alice Cavallini di 17 anni di San Cesario, tutti studenti del “Venturi” di Modena e Riccardo Minafra di Piumazzo, pure lui di 17 anni studente del “Levi” di Vignola. «Non riesco a spiegarlo, ma que sto cammino per essere capito intimamente va percorso, per ritrovarsi e ripartire da capo, per rallentare un attimo la frenesia della vita e misurarsi con tutto quello che sta sfuggendo - spiega Morena Borsari - niente cuffiette, il cellulare per scattare qualche foto o da utilizzare come navigatore, passo lento per apprezzare quello che fai, un'esperienza che si radica nei segni che ricevi, tra quelle colline ondulate che spaccano le gambe. Un cammino durante il quale ti interroghi sullo sguardo di un cavallo che incrocia il tuo, dove aiuti un anziano con gli stessi anni e una somiglianza straordinaria col suocero defunto da pochi giorni. Grande escursione termica - continua Morena Borsari - dai 32 e passa del giorno ai 10 gradi della sera che ti fanno rabbrividire e nello zaino tutto e di più. Partivamo col buio alle 6 del mattino e tutti quelli che ci vedevano passare salutavano con “Buen Camino”. La gente del luogo rispetta i pellegrini, sorride, chiede da dove arriviamo e dopo i 25/30 chilometri giornalieri previsti, abbiamo passato la notte negli ostelli, che sono di tre tipi: donativi (cioè parrocchiali che paghi con una semplice offerta), albergue (gestiti da privati che vanno da 8 a 15 euro), municipali (predisposti dalla Giunta della Galizia a 6 euro fissi).
Quando arrivi alla meta - conclude Morena Borsari - ti dispiace perché vorresti continuare nell'introspezione che ha caratterizzato il tuo viaggio, partecipi alla messa, ricevi la Benedizione, abbracci il busto del Santo e ti resta la voglia di ripartire...». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
