Aemilia: processo finito, ora la sentenza
Dopo tre anni e 195 udienze, giudici chiusi in Questura per decidere sulla cosca che ci ha “macchiati” e su 148 imputati
REGGIO EMILIA
Almeno due settimane. Tanto staranno chiusi 24 ore su 24 nel bunker della questura di Reggio, ritenuta più sicura. Ci sono entrati ieri alle 15 con i trolley. Un quarto d’ora dopo avere annunciato nell’aula del Tribunale che «il tribunale si ritira per deliberare». I giudici del processo Aemilia dovranno decidere della vita di 148 persone, imputate nel ramo più importante di una maxi-inchiesta che ha squarciato i veli della ’ndrangheta infiltrata tra Modena e Reggio. Nel cuore politico, economico, imprenditoriale e sociale dell’Emilia senza anticorpi veri, perché ancorata allo stereotipo della mafia dei rituali di affiliazione, delle coppole, delle lupare.
Tre giudici, uno dei quali è modenese: Francesco Maria Caruso, per tanti anni in servizio sotto la Ghirlandina, oggi presidente del Tribunale di Bologna e della corte chiamata a fare chiarezza su una vicenda storica. Gli altri sono i colleghi Cristina Beretti e Andrea Rat.
Aemilia è stato per loro e per tutti il più importante processo alla mafia nel Nord Italia. Costellato da una altrettanto inquietante sequela di ramificazioni: il processo Pesci a Mantova, il processo in abbreviato a Bologna (con una cinquantina di condanne, molte delle quali approderanno la prossima settimana alla Corte di Cassazione), l’inchiesta “Aemilia 1992” sugli omicidi della guerra di ’ndrangheta tra Carpi e Reggio (due condanne e quattro rinvii a giudizio), l’inchiesta sui “traditori di Stato” nella prefettura di Modena, che vede indagato dalla Dda di Bologna anche l’ex senatore Giovanardi, mentre per tutti gli altri siamo alla richiesta di rinvio a giudizio.
Ieri a Reggio molti imputati hanno giocato l’ultima carta, quella delle dichiarazioni spontanee. Tutti a negare la loro mafiosità, a respingere i quasi 2.000 anni complessivi di condanne richiesti dai pm.
Dei modenesi ha parlato solo il “ravarinese” Mancuso, nessuna dichiarazione invece da Augusto Bianchini (presente in aula) e dai suoi famigliari di San Felice, o dal patron dei petroli di Modena, Gino Gibertini, rappresentati dai loro legali. Al termine, alle parole di Caruso (“la Corte si ritira...”), è calato un sipario fatto di strette di mano, abbracci, sguardi smarriti... Miscela di emozioni che ha sintetizzato 195 udienze, iniziate nell’ormai lontano 23 marzo 2016. E ora l’emozione è tutta nell’attesa. —
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