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Morte misteriosa in A1 a Modena: per il giudice è omicidio

Carlo Gregori
Morte misteriosa in A1 a Modena: per il giudice è omicidio

Il pm chiede di nuovo l’archiviazione, ma il gup gli dà 10 giorni per formulare un capo d’imputazione contro un imputato

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MODENA. Quattro anni fa ebbe un incidente in autostrada: fu tamponato da un’auto pirata. Le ferite non erano gravi; infatti chiamò la famiglia dicendo che faceva tardi. Ma ore dopo i familiari furono avvisati che il taxista era ricoverato a Baggiovara in gravissime condizioni e in stato comatoso per una frattura cranica molto grave. Due anni dopo, tra cure e lievi riprese, è morto. Il caso di Paolo Suma, taxista molto conosciuto a Bologna, coinvolto in un oscuro incidente dopo aver accompagnato un cliente a Modena la sera del 15 giugno 2014, è ancora aperto.

In aprile il pm Pasquale Mazzei aveva infatti presentato una seconda richiesta per archiviare il fascicolo, sostenendo che dalle indagini non emergevano elementi tali da accusare l’unico indagato. Ma il giudice Andrea Romito ha detto di no.

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All’udienza, su richiesta dell’avvocato Franca Massa che segue le due sorelle di Paolo (che si oppongono alla richiesta di archiviazione), il giudice ha emesso un’ordinanza che obbliga il pm a presentare un capo d’imputazione entro dieci giorni lavorativi tenendo conto dell’ipotesi di omicidio colposo e dell’indagato, il giovane modenese che guidava il carro attrezzi intervenuto da Modena per soccorrere il taxi tamponato.

Nell’ordinanza, si legge che dalle indagini «emergono di contro precisi elementi di logica e di fatto» che portano a una precisa responsabilità del decesso. Per questo l’archiviazione per il giudice non è accettabile e anzi si deve andare fino in fondo per chiarire l’accaduto.

Questi elementi indicano alcuni aspetti precisi raccolti e ricostruiti dalla polizia stradale di Modena Nord sul mistero di cosa è successo nell’arco di un’ora e mezza tra la rassicurante chiamata fatta da Suma alla famiglia e la successiva chiamata, ormai a notte fatta, del conducente del carro attrezzi del soccorso stradale che chiedeva aiuto per il taxista rivesro privo di sensi sull’asfalto con un foro in testa e molto sangue intorno.

Secondo quanto emerso in due anni di indagini dopo la morte e in quattro dopo quella notte, l’ipotesi di causa prevalente (non sarebbe l’unica) è che il decesso di Suma sia stato conseguente - nell’arco di due anni - alla ferita in testa causata dal fissaggio del suo taxi sul carro attrezzi. In altre parole potrebbe essere stato colpito da una cinghia “scappata”.

Una parte elastica che contiene moschettoni o ganci in ferro. Secondo elemento che emerge dall’ordinanza: il giudice indica come ipotesi di reato l’omicidio colposo: la responsabilità di quel grave incidente potrebbe pesare proprio sul soccorritore della ditta chiamata da Suma.

La decisione del giudice va incontro alle richieste della famiglia di Paolo che già dopo la morte pubblicò una lettera aperta spronando al Procura di Modena a indagare fino in fondo in questa vicenda oscura. Indagare sul «mistero racchiuso in un’ora e su cosa successe», come si leggeva in uno dei passaggi chiave del documento. Paolo si era risvegliato dal coma e durante la convalescenza era anche tornato a casa. Ma non aveva mai saputo dare una spiegazione all’accaduto: non ricordava niente. Ora si avvicina la possibilità di una ricostruzione processuale. —

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