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l'osservatorio regionale 

Strade, un bollettino di guerra venti morti in più in un anno

Stefano Totaro

Pedoni e ciclisti le categorie più colpite. Cresce il numero dei veicoli sul territorio Meno incidenti in auto, ma le tragedie sono salite del 14,4%. La “rabbia stradale”

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Sulle strade modenesi non si smette di morire. Anzi, si muore di più. I decessi sono passati da 37 nel 2016 a 57 nel 2017 (vale a dire un più 54%). Erano stati 58 nel 2010. In vece di migliorare dunque si torna indietro e questo, almeno per ora, evidenzia quanto poco deterrente abbia avuto la nuova legge che ha introdotto l'omicidio stradale. Non solo, nel territorio della nostra provincia nel 2017, rispetto all’anno precedente, si è riscontrato un trend in aumento per quanto riguarda gli incidenti (+0,4%) mentre, almeno, c’è un calo di feriti (-1,6%).Sono questi i dati raccolti e diffusi dall’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale della Regione Emilia-Romagna, un organismo che è stato creato con il fine di ridurre il numero di vittime sulla strada e il costo sociale causato dagli incidenti stradali. Un obiettivo che l’Osservatorio cerca di perseguire organizzando campagne educative mirate, spesso specifiche per fasce d’età, in stretto contatto e che coinvolgono le forze dell’ordine e le varie Ausl. Si tratta dunque di azioni di educazione, di formazione e diffusione della cultura della sicurezza stradale.

UN VEICOLO PER OGNI ABITANTE

I dati evidenziano innanzitutto che mentre la popolazione ha avuto un leggero aumento pari allo 0,1% (nel 2010 eravamo in 700mila 913, l’anno scorso in 701mila 896) il parco macchine è invece aumentato. Ci sono più veicoli, l’aumento rispetto al 2016 è dell’1,4%: 603mila 951 mezzi in circolazione, vale a dire quasi uno per ogni abitante. In media si verificano 4,7 incidenti ogni mille abitanti. E la parte debole di chi va in strada è quella più penalizzata: dodici pedoni morti, tre in più del 2016 mentre i feriti sono stati 256 , vale a dire un più 9,4% rispetto all’anno prima, quando i feriti furono 234. Anche i ciclisti non sorridono di certo: tre decessi, uno in meno rispetto al 2016 ma un aumento di feriti salito dell’11,7 % (536 rispetto ai 480 dell’anno prima).

BOOM DI FERITI

Grazie ai dati dell’Osservatorio regionale si evince anche che sul nostro territorio ci sono stati 3535 incidenti con auto coinvolte, circa duecento in meno. Ma il conto è salato: i feriti sono calati del 5,3% ma i decessi hanno avuto un balzo, un più 14 per cento passando dai 9 del 2016 ai 23 del 2017. Altro dato triste quello relativo agli incidenti che vedono coinvolti autocarri e motrici: il numero complessivo è calato perché nel 2017 sono stati 380 a fronte dai 415 dell’anno prima, ma i feriti sono stati 150 (128 nel 2016) vale a dire un 17,2% in più. I inoltre i morti sono stati 6, cinque in più. La maggior parte degli incidenti (2127) avviene lungo strade urbane e rispetto al 2016 c’è stato un aumento del 2,8%, sono scesi di oltre un centinaio ( 590) quelli avvenuti in strade extraurbane, mentre sono stati 102 gli scontri in autostrade e raccordi rispetto ai 90 del 2016, in crescita dunque del 13,3% Riguardo alla natura dell’incidente spiccano gli scontri frontali-laterali: 1568, più 6%.

MALEDUCAZIONE E DISTRAZIONE

Mauro Sorbi, presidente dell’Osservatorio regionale per l’educazione alla sicurezza stradale, punta il dito su un dato su cui vale la pena davvero di riflettere. «La Regione - dice - spende un miliardo e 705mila euro di spesa sociale per gli incidenti. Una cifra molto importante eppure di questo se ne parla poco. Così come si sta ancora parlando poco di un altro fenomeno, quello del “road rage”, rabbia stradale. Più che un comportamento che sfocia nella violenza, è diffuso quella forma di “nervosismo”, di forte convinzione di avere sempre ragione in strada. E questo sta diventando anche un problema per le forze dell’ordine oltre che per la sicurezza di tutti, Qualsiasi cosa succeda, e in ogni occasione si ha la convinzione di essere nel giusto».

Invece le cose non sono proprio così, perché è una questione di educazione in senso molto ampio. «L’81% degli incidenti è dato dalla distrazione - spiega - distrazione che è composta da alcuni fattori, in primis la velocità. Poi c’è il problema dell’alcol, una recrudescenza molto alta che non tocca i giovanissimi ma la fascia d’età che va dai 35 ai 55 anni. Questi dati sono validi in tutta la regione»- «Distrazione e insieme la convinzione dell'essere nel giusto dunque - conclude Sordi - spesso il pedone attraversa senza guardare, magari sta usando o guarda pure il cellulare, o il ciclista non rispetta la segnaletica... E le bici elettriche sulle ciclabili? Abbiano organizzato campi scuola di formazione con le autoscuole per educare alla bici elettrica. Ma è un problema profondo: c’è chi con 250 euro si fa trasformare il navigatore in tv...». —

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