Modena, chatta foto erotiche con “Lolite”: 40enne curato da psicologo
Modena. Professionista sotto processo per pedopornografia oggi è ritenuto “guarito”: il giudice lo affida ai servizi sociali
Modena Era riuscito a entrare in un gruppo whatsapp dove venivano scambiati foto e video molto spinti di ragazzine dedite a esibizionismo erotico. Non necessariamente a pagamento, come in questo caso. Fatto sta che i genitori della “Lolita” - residente in un’altra città - le hanno intercettate denunciando i “fruitori” di questi spettacoli osceni. La polizia postale ha avviato le indagini e due anni fa è andata a suonare al citofono di un professionista 48enne modenese. Le immagini della ragazzina, una quindicenne, erano ancora memorizzate sul suo smart phone. Non c’era quindi alcun dubbio sul fatto che fosse lui l’ “utilizzatore finale” (per usare un’espressione nata proprio in un contesto di minorenni) di quei video. Per questi motivi da indagato, la Procura ha chiesto il suo rinvio a giudizio.
IL PENTIMENTO L’uomo ha manifestato preoccupazione ma anche segni di pentimento per quello che faceva. E, su suggerimento del suo difensore, l’avvocato Barbara Bandiera, ha preso seriamente in considerazione la proposta di farsi curare da uno psicologo. Lo scopo era di avviare un processo di “rehab” per la sua mania pedopornografica. La riabilitazione prevedeva un percorso di consapevolezza che portasse a non desiderare più quelle immagini non solo per motivi etici ma perché psicologicamente debilitanti: la sua fissazione per quelle foto di corpi di ragazzine nasceva infatti, su sua ammissione, da un profondo senso di frustrazione e solitudine.
IL GIUDICE Ieri il caso è arrivato davanti al giudice monocratico. Il difensore ha prodotto la documentazione che attestata il percorso psicologico di “rehab” fatto per un anno dall’imputato con un professionista abilitato. Sicuramente, un’iniziativa nuova in questo campo. Il giudice l’ha presa in considerazione e, di fronte alla proposta della difesa di sostituire una condanna con una “messa alla prova”, il giudice ha voluto dargli fiducia: il professionista modenese non solo si impegna a continuare il suo percorso di “pulizia mentale” ma anche di prestare 48 ore di attività socialmente utili. La messa alla prova andrà concordata col Comune.
La vicenda che ieri è arrivata a conclusione in tribunale riguarda purtroppo un ambito sempre più diffuso di circolazione di immagini erotiche di minorenni. Immagini che vengono postate sia per soldi, sia per forme di esibizionismo, sia per ingenuità, a volte sollecitate da altri, o messe in reteper vedetta da ex fidanzati. Immagini che girano su gruppi whatapp, utilizzate spesso da coetanei dei “protagonisti” per lo più ragazze. Ragazze per le quali una leggerezza può diventare l’incubo di una vita: una volta postati, infatti, quei video non si possono più fermare. —
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