Un anno di scuola all’estero i ragazzi tra sogni e timori
L’esperienza di studio all’estero è in aumento tra gli studenti delle superiori Ma assieme ai loro genitori accusano: «Alcuni docenti boicottano il progetto»
Sogni, divertimento, conoscenza e… paure. Alla Tenda mercoledì sera i desideri di soggiorno all’estero di giovani modenesi delle superiori supportati dai genitori si sono scontrati con apprensioni inaspettate, come docenti di lingue ostili agli scambi. Nel teatro di viale Molza erano al centro della scena gli studi con accoglienza in famiglia fuori dall’Italia messe a disposizione dalla onlus Intercultura. Un’esperienza a cui quest’estate hanno aderito nove famiglie modenesi per un periodo compreso tra un mese e un anno scolastico. Quattordici, invece, le ragazze e i ragazzi non italiani accolti nelle case e nelle scuole della nostra provincia l’anno scorso.
«Siamo una famiglia inviante e ospitante – ha spiegato la mamma vignolese Rita Roli – perché i miei figli hanno fatto un anno all’estero (in Thailandia e in Repubblica Ceca) e nel frattempo abbiamo ospitato ragazzi dall’America e dall’Honduras. Sono esperienze bellissime per i ragazzi che partono e che ospitiamo». Parole confermate da Agnese, studentessa modenese ospitata per quasi un anno in una città vicino a Philadelphia. «Prima di partire mi sono sentita per due volte sui social con la signora che mi avrebbe ospitato – ha raccontato la giovane – e appena sono arrivata negli Stati Uniti ho detto: “So che è la mia mamma”. Mi manca un sacco. Ho scoperto anche una sorella della mia età e un fratello più grande. Mi hanno fatto fare amicizia, mi hanno accompagnato a scuola tutti i giorni. Ho creato un rapporto bellissimo, sviluppando esperienze splendide con lo sport. Torno a dicembre: non vedo l’ora». Esperienze simili vivono (o hanno finito di vivere) i nove adolescenti partiti verso gli Stati Uniti, la Danimarca, l’Argentina, la Thailandia, il Giappone, la Finlandia e l’Irlanda. «Sono molto contenti delle famiglie e delle scuole che li stanno ospitando – ha confermato la presidente di Intercultura Modena, Martina Bortolamasi – e noi siamo soddisfatti».
Delusi dall’atteggiamento di alcuni insegnanti i genitori. Una madre ha denunciato l’atteggiamento in un istituto del nostro territorio.
«Cosa bisogna fare quando la scuola mette i paletti? – ha domandato – A breve avremo una riunione a scuola per chiarire. I ragazzi sono tornati a casa scoraggiati perché i professori avevano fatto terrorismo psicologico». «Spesso si crea una strategia del terrore – ha replicato la vicepresidente Francesca Priora – perché è un impegno per la scuola e si pensa ancora che sia un anno di vacanza». «La normativa è dalla nostra parte e noi siamo dalla vostra», ha fatto eco Bortolamasi. «Quando sono partita non avevo nessun tipo di assistenza – ha concluso la volontaria Ilaria Remitti – perché non ero in Intercultura e avevo la maggior parte del consiglio di classe contro. Due professori, di cui uno di lingua, erano indignati perché avrei perso il loro programma. Hanno fatto terrorismo psicologico e ho dovuto fare esami di recupero, nemmeno richiesti per legge. Alla fine ho appreso cose che non mi sarebbero state insegnate in altro modo, prendendo alla maturità un voto più alto di quello che mi sarei aspettata. Non bisogna farsi scoraggiare». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
