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Parliamoci. Azzurro Paola: la manina che non c'era

Parliamoci. Azzurro Paola: la manina che non c'era

Un inno nazionale cantato col cuore, una cavalcata di successi oltre ogni attesa e speranza, la grazia della gioventù a ingentilire la forza dei colpi: a volte lo sport regala momenti di identità

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Un inno nazionale cantato col cuore, una cavalcata di successi oltre ogni attesa e speranza, la grazia della gioventù a ingentilire la forza dei colpi: a volte lo sport regala momenti di identità condivisa, oltre ogni contrapposizione, proprioquando c’è più bisogno di sentirsi rappresentati e uniti, tutti, da qualcuno o qualcosa. E’ successo con il volley, a Modena religione laica da sempre, quello delle ragazze salite ai vertici del mondo.

Trascinate da una fuoriclasse nata tra noi da genitori nigeriani, nera figlia di neri, lunga come la fame che i suoi hanno scampato, forte come la terra che l’ha cresciuta donandole anche quell’inflessione veneta che le esce dal sorriso insieme alla voce: serena e decisa. E se non è la prima volta che lo sport abbatte muri di diffidenza e ipocrisia, c’è stato un momento, nella semifinale contro la Cina, in cui Paola Egonu ha fatto di più. Alla sua battuta vincente che dava il match point è seguito un suo errore: la schiacciata ha toccato il nastro, è passata tra due avversarie ed è uscita. Si è invocata, molto italianamente, la Var per vedere se le cinesi avessero toccato la sfera, se ci fosse stata una manina a intervenire non vista dall’arbitro. No, la manina non c’era stata: punto loro e sfida riaperta col cuore in gola e il timore fosse compromessa.

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E lì, invece di cedere al lamento e alla recriminazione, nascoste dietro una manina, le compagne hanno continuato a cercare solo e soltanto Paola. E lei ha colpito con determinazione, coraggio, fiducia ricevuta e ritrasmessa, senza cercare la manina avversaria, ma l’obiettivo di tutta la squadra: vincere credendo in sé stesse e nel proprio lavoro. Fino a riuscirci. Prima le italiane, prime le italiane: quelle fatte così, di qualunque colore, convinzione, provenienza. Perché un giorno forse si comincerà a distinguere (non a fare differenze) senza confondersi tra chi e cosa costruisce il futuro di un Paese e chi invece lavora, fosse anche a sua insaputa, per distruggerlo.

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