I “Màt” diventano attori e recitano il cambiamento
Al liceo “Morandi” di Finale una piece teatrale con gli ospiti del “Ponte” E gli studenti rievocano il dramma dei manicomi con la dottoressa Covezzi
Cambiamento umano, cambiamento psicologico, cambiamento storico e di prospettive: sono tutte le sfaccettature che hanno trovato sintesi in un’intensa mattina al liceo scientifico “Morandi” di Finale, scuola giunta al quinto anno di progetto con “Màt”. Nove classi - 3E, 3F, 3R, 3X, 4E, 4X, 5E, 5R, 5X - hanno infatti assistito ad una lezione frontale con Roberta Covezzi, medico referente della comunità “Il Ponte” di San Felice e responsabile dei servizi territoriali del Centro di Salute Mentale di Mirandola. La dottoressa ha intitolato il suo intervento “La psichiatria entra in classe - I giovani adulti e le patologie psichiatriche più diffuse”, ma soprattutto ha offerto un drammatico spaccato sui manicomi. Un excursus storico che i quasi 200 studenti hanno ascoltato con pathos e attenzione, scontrandosi con le Leggi italiane che sovrintendevano ai ricoveri dei malati psichici o ai disabili. «Ecco perché la figura dello psichiatra è abbinata allo “strizzacervelli” - ha chiosato la prof. Covezzi - Per decenni gli psichiatri non si sono assunti responsabilità sulla crescita umana dei pazienti».
Ma il percorso dei ragazzi del liceo “Morandi” proseguirà anche nei prossimi giorni quando, con il coordinamento della professoressa Elena Terzi e in orario extrascolastico, andranno a visitare il Centro di Salute Mentale di Mirandola e gli appartamenti protetti gestiti dall’associazione “Il Ponte”. E lì potranno incontrare di nuovo alcuni degli “attori” che ieri mattina hanno chiuso la giornata finalese con una appassionata recitazione teatrale, costruita e allestita dal regista Gianluca Galletti. Una decina di ospiti de “Il Ponte” hanno infatti interpretato il cambiamento attraverso un esperimento recitativo che bissa il progetto già proposto lo scorso anno.
«Lavorare con queste persone - ammette Galletti - è un’esperienza unica. Non ci sono mediazioni, ne puoi apprezzare la spontaneità. Il cambiamento è dentro la loro vita e credo fosse importante raccontarlo. Siamo partiti dalla storia recente di una di loro, che ha iniziato un percorso di indipendenza, lasciando i “colleghi”. Per lei la vita è cambiata, ma la sua assenza ha provocato un cambiamento anche in tutti gli altri che con lei condividevano un percorso di quotidianità. Ma ho voluto rendere la recitazione ancora più complessa, facendo interpretare agli attori il vissuto di un altro, costringendoli a vivere altri sentimenti rispetto ai loro. Sono orgoglioso di quello che hanno fatto anche perché recitare non su un palco ma tra gli studenti è un passo non semplice per nessuno». —
FRANCESCO DONDI
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