Gazzetta di Modena

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LEGGI RAZZIALI/2. Il LIbro 

Il commissario Cammeo e la vendetta di Mussolini per i fascisti di Modena

S.L.

Il dirigente di polizia fu epurato subito nel settembre 1938 ma il Duce lo perseguitò: era colui che fece sparare e uccidere otto “camerati”

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Contro l’infamia delle leggi razziali promulgate ottanta anni fa dal Fascismo merita rilievo la vicenda di Guido Cammeo, figlio del rabbino di Modena Giuseppe Cammeo e negli anni trenta dirigente del Ministero degli interni: aveva sette figli Guido, ma in settembre 1938 fu lo stesso Mussolini a “cancellarlo” mandandolo in pensione per avere ucciso otto fascisti a Modena nel 1921.

Ma andiamo con ordine. Una delle vittime più note delle leggi razziali volute da Mussolini e firmate dal re Vittorio Emanuele III è Guido Cammeo. La sua vicenda è narrata da Annalisa Capristo e Giorgio Fabre in “Il registro. La cacciata degli ebrei dallo Stato italiano nei protocolli della Corte dei Conti 1938-1943” (Il Mulino, 26 euro, con un saggio di Adriano Prosperi).

I due studiosi spiegano l’odissea di C ammeo: «Il commissario Guido Cammeo fu espulso dal corpo della polizia e dal ministero dell’Interno il 5 settembre 1938 con un decreto firmato da Mussolini… Sia l’espulsione sia la sospensione collettiva discendevano da un censimento razziale, che il ministero dell’Interno aveva avviato più di sei mesi prima, il 14 e il 15 febbraio dello stesso anno… E quello della polizia diede come risposta, il 2 marzo 1938, che i dipendenti ebrei nelle file della polizia erano due: uno, proprio Cammeo, e l’altro un applicato, un impiegato di concetto come si diceva allora, Dario Vivanti, che lavorava nella Questura di Grosseto. All’epoca, a Dario Vivanti non accadde nulla. Per Cammeo, invece, il giorno stesso, il 2 marzo 1938, Mussolini diede ordine al capo della polizia, che trascrisse l’ordine, per l’immediato collocamento a riposo del commissario».

Con, appunto, una pensione ridotta da 21mila lire a 11mila. Ma Cammeo aveva compiuto una colpa gravissima agli occhi di Mussolini come spiegano gli autori: «Benito Mussolini, scorrendo la lista del censimento vide un nome a lui noto, quello di Guido Cammeo. Era stato lui che, a capo di un drappello di guardie regie e di poliziotti, aveva aperto il fuoco contro gli squadristi che assaltavano la Camera del Lavoro di Modena il 26 settembre 1921. Otto fascisti erano stati uccisi. Cammeo finì sotto processo, ma ne uscì assolto e rimase nella polizia». Appunto fino a quel settembre 1938 quando si consumò la vendetta del Duce. —

S.L.

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