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Quando la vicinanza conta più della sola cura per i malati oncologici

Dario Franco

MODENA L’associazione Angela Serra di Modena quest’anno ha festeggiato 31 anni di attività. Dopo tutto questo tempo è, oggi come allora, saldamente presente nel cuore dei cittadini e continua ad...

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L’associazione Angela Serra di Modena quest’anno ha festeggiato 31 anni di attività. Dopo tutto questo tempo è, oggi come allora, saldamente presente nel cuore dei cittadini e continua ad essere il punto di riferimento per il sostegno alla ricerca e all’assistenza oncologica a Modena.

L’associazione è percepita come una risorsa della comunità: se oggi a Modena si possono offrire migliori cure per i tumori è anche grazie agli sforzi che l’associazione Angela Serra ha fatto per costruire il Centro Oncologico, e di questo i cittadini sono consapevoli.

«È una cosa che i modenesi sentono come propria - spiega il presidente prof. Massimo Federico - Tutti i giorni ci sono centinaia e centinaia di persone che devono entrare al Com e possono toccare con mano questo regalo vivente. Non è stato costruito solo un edificio di mattoni ma una comunità che si impegna continuamente a migliorare».

Ogni anno l’associazione spende grosse somme, frutto delle donazioni ricevute, per finanziare assegni di ricerca e borse di studio soprattutto per i giovani ricercatori.

«Progetti nuovi ce ne sono tutti i giorni: a noi interessa tutto quello che si può fare affinché i malati si sentano persone e non una malattia».

Ma cos’è cambiato in questi anni nell’affrontare la malattia?

«Credo - replica Federico - che la reazione di un malato alla prima diagnosi sia in media positiva; pur nella frustrazione di una cattiva notizia ha un’estrema fiducia nelle cure che vengono proposte. I pazienti che dopo le cure vengono dichiarati guariti recuperano la consapevolezza di quanto sono state importanti le cure eseguite. E questo è un punto fermo che non andrebbe mai dimenticato».

Federico riflette un istante per raccogliere le idee e poi sottolinea un concetto che gli sta a cuore.

«Il paziente che non guarisce o che ricade dopo un’apparente guarigione ha un comportamento differente. C’è chi crede ancora nella possibilità di ulteriori terapie e chi non ne vuole altre. La cosa che fa veramente la differenza è l’umanizzazione delle cure. Negli anni abbiamo imparato che per fare bene il nostro lavoro in oncologia non dobbiamo solo curare la malattia ma soprattutto curare la persona».

«Un medico può essere anche tecnicamente preparato - aggiunge - perfetto nella diagnosi e nelle cure, ma se manca della capacità di stare vicino al malato per fargli capire quanto si adopera per una buona cura, ebbene credo che se manca tutto questo, non fa bene il suo lavoro».

« Non c’è da curare solo la malattia - conclude al termine del suo ragionamento - ma il paziente deve uscire dal nostro ambulatorio rincuorato, rassicurato, e non deve sentirsi solo nel difficile percorso di cura: questo noi lo diciamo a tutti gli studenti e specializzandi del Centro Oncologico Modenese».

Per informazioni consultare il sito www.angelaserra.com . —



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