«Voleva violentarmi Adesso deve pagare per quello che ha fatto»
La 28enne bloccata da Raffaele Esposito nel garage di casa Si è rivolta all’avvocato Riva per gli adempimenti giudiziari
ZOCCA
Ha preso un avvocato per tutelarsi in tutte le modalità opportune la 28enne di Zocca vittima di uno sconcertante episodio di violenza sessuale il 24 agosto nel garage di casa sua. Com’è noto del reato è accusato Raffaele Esposito, cuoco napoletano 34enne da diversi anni residente in provincia, così come per l’omicidio e lo scempio del cadavere (dato alle fiamme) di una prostituta a San Donnino (il 30 agosto) e poi il 2 settembre per l’aggressione a una 18enne di Savignano, con tentato sequestro di persona. Fatti e circostanze su cui tuttora si stanno compiendo approfondimenti investigativi, che riguardano anche il passato del cuoco.
In vista di tutti i passaggi giudiziari che seguiranno e del processo (Esposito ha confessato la violenza del 24 agosto), la ragazza di Zocca lunedì ha incontrato a Modena l’avvocato penalista Giuliano Riva, dandogli mandato di tutelarla in tutte le fasi che seguiranno e ricostruendo con lui quanto avvenuto quella terribile mattina. Erano circa le 7.30: la giovane, moglie e madre di una bimba, era scesa in garage per prendere l’auto e andare a lavorare, quando è stata aggredita alle spalle da un uomo a viso coperto che l’ha imbavagliata e costretta a bendarsi per poi usarle violenza. Momenti di terrore puro, finché la ragazza non è riuscita a sfuggire all’aggressore (che ha le ha anche gettato addosso del liquido fingendo di volerle dare fuoco, ma in realtà era acqua) e a correre in strada, dove ha trovato aiuto e riparo da una vicina, mentre lui si dava alla fuga con la Lancia Y bianca poi immortalata da una telecamera durante l’aggressione di Savignano.
Davanti all’avvocato, la 28enne ha ribadito che se non fosse riuscita a scappare, l’incubo già tremendo che ha dovuto vivere poteva essere anche peggiore. Viene da chiedersi dunque se di fronte a tanto male la giovane sia animata da un sentimento di odio nei confronti del cuoco, che conosceva «ma senza alcun rapporto di amicizia - precisa il legale - Una conoscenza molto superficiale, come di uno che si vede in giro a volte: non sa spiegarsi i motivi di tanta crudeltà».
Ebbene, qual è lo stato d’animo? «È evidente che dopo un trauma del genere c’è un sentimento forte nei confronti del responsabile di tanta violenza, ma non parlerei di odio - precisa l’avvocato - quanto piuttosto di desiderio che quest’uomo subisca la giusta punizione per ciò che ha fatto, a lei in primis, ma anche alle altre vittime. “Deve pagare per quello che ha fatto”: direi che queste parole sintetizzano bene il pensiero della mia cliente».
È presto ovviamente per parlare di strategia processuale o di costituzione di parte civile per chiedere i danni, che di fronte a un dramma del genere possono essere ingenti. Ma il legale fa capire che è molto probabile: «La costituzione di parte civile è senza dubbio un’ipotesi - ammette - ma devo ancora approfondire le carte: sono fresco di nomina. Posso dire che il mio impegno in un’eventuale fase di processo sarà per la massima tutela dell’assistita, con i passi che ne conseguono». —
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