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Modena, cannabis legale con troppo Thc, bar chiuso

Saverio Cioce
Modena, cannabis legale con troppo Thc, bar chiuso

Stop per un mese al Mary Bistrò. Gli avvocati: «Tutte buste sigillate, ammesse al commercio: severità inspiegabile»

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MODENA. Un sequestro con massiccio impiego di poliziotti quello svolto nei locali di “MaryBistrò” di via Selmi per prelevare campioni di profumatori d’ambiente a base di erbe e cannabis, tutti sigillati e posti in vendita al pubblico ancora nelle loro confezioni originali. È stata questa la scena a cui hanno assistito ieri due anziani pensionati seduti nel caffè all’angolo di piazza Grande, inaugurato il 14 settembre scorso.

Al termine delle operazioni, poche ore dopo il questore Agricola ha disposto la chiusura per un mese dell’esercizio, a prescindere da quello che sarà il pronunciamento del giudice. Motivo: la concentrazione di Thc (il principio attivo della cannabis) nella cannabis legale era troppo alto, ritenuto quindi non vendibile liberamente ma catalogato come droga. Un provvedimento amministrativo che chiude il bar che fino ad ora, a parte strizzare l’occhiolino alle foglie di cannabis, non aveva avuto nè cattive frequentazioni nè problemi con il vicinato. Un locale di tendenza, quello aperto dai fratelli Calvio, che mai avrebbero immaginato di creare un vespaio di polemiche sullo spinello libero, su cui invece si è buttato a corpo morto l’ex senatore Carlo Giovanardi.

Così, a partire da metà settembre, ogni settimana sono arrivati gli agenti della Questura - stando ai legali del locale - che hanno prelevato le bustine, dello stesso tipo di quelle vendute in altri due negozi a poche centinaia di metri dal locale. Nel verbale notificato ai legali, gli avvocati Giorgio Patta e Gianluca Barbiero - che difendono il locale e il buon nome dei gestori - c’è scritto che sono stati sequestrate 17 bustine ancora nelle loro confezioni originali, molte ancora chiuse nella confezione originaria in cartone. Bene, in tre di queste bustine, trovate chiuse e sigillate dagli stessi agenti della Questura, il principio attivo della “cannabis light” era superiore a quello previsto dalla legge: di qui la denuncia. A carico di chi ha confezionato le buste, ovvero l’azienda produttrice, ci sono provvedimenti?

L’unica certezza è stata la denuncia del venditore e la chiusura del locale per un mese per «aver indotto in errore», come dice in buona sostanza il provvedimento della Ps, gli acquirenti. Quali provvedimenti toccheranno adesso ai produttori? I gestori del bar dal canto loro sono avviliti, anche perchè una chiusura a poco più di un mese dall’apertura è un brutto segnale. Nessun commento da parte loro e poche parole, misurate, da parte di legali. «Le indagini sono alle primissime battute - dicono in buona sostanza - certo che vorremmo capire quali responsabilità vengono attribuite al nostro assistito per la vendita di confezioni sigillate, tracciate e certificate una per una dalle analisi dell’Università di Milano che attestano la percentuale legale del principio attivo». —


 

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